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Venti di Guerra


8 gennaio 2004


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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26 marzo 2003

Vittorio Zucconi da

Quale prezzo
per la vittoria
dal nostro inviato VITTORIO ZUCCONI


WASHINGTON - Il sesto giorno fu il giorno della sabbia e del dilemma: espugnare Bagdad, ma a quale prezzo? Anche di un attacco nucleare, se Saddam usasse la bomba chimica? Il Pentagono non lo nega. E nel giorno del ghibli - che ha nascosto per qualche ora la guerra teletrasmessa, e inghiotte tecnologie, laser, satelliti e ingranaggi - ricompare lo spettro dell'Armageddon reciproca e si deve alzare George Bush, il condottiero finora un po' assente. Deve farlo per chiedere la prima rata di miliardi per finanziare la guerra - 74,7 miliardi - per rincuorare i suoi soldati che si avvicinano al cuore di tenebra di questo viaggio, la capitale. "Stiamo avanzando con sicurezza", la "nostra coalizione è compatta", "stiamo combattendo per rendere il mondo più sicuro, libero e pacifico", naturalmente "non si può sapere quanto durerà" il conflitto.

Ma non è il vento di sabbia a tormentare i comandi americani. E' il dilemma tremendo della battaglia finale che sta per cominciare e che deciderà non il risultato militare del conflitto, che è scontato, ma il suo esito politico, "il costo della vittoria", come lo chiama il New York Times, umano e politico. Bagdad, sì, ma a che prezzo? Pagare con molte vite americane e inglesi, per avanzare quartiere per quartiere, nel fuoco dei cecchini, degli irriducibili baathisti rimasti indietro a battersi? Radere al suolo la città, come l'aviazione e l'artiglieria potrebbero fare in poche ore, dovendo poi spiegare al mondo, e soprattutto al mondo arabo, che quella nuova Grozny è la pace e la libertà promesse?

O sperare che siano vere le voci da Bassora, che parlano di sollevazioni popolari contro il regime, e dunque entrare nella capitale tra baci di ragazze, lanci di fiori e di razioni alimentari, come Napoli, a Parigi, accolti dalla popolazione festante? E Saddam? Dovrà essere ucciso, impiccato per i piedi, trascinato in catene, perché la vittoria sia davvero vittoria?

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"Tough business", affare duro, ammette il segretario Rumsfeld, accusando di impazienza un giornalista che gli chiede se l'invasione sia già finita nella palude. Franks, il comandante dell'operazione, "ha preparato piani per rispondere a ogni evenienza con ogni mezzo", ci informa il Pentagono, "ogni evenienza". Il "prezzo di Bagdad" potrebbe essere spaventoso e per questo dovrà essere deciso dai due leader veri di questa coalizione che in realtà è solo un tandem, Blair e Bush, qui a Washington, dove il primo ministro britannico arriverà per far rivivere il mito di Roosevelt e Churchill. Il loro sarà un vertice tremendo, davanti a un tavolo di possibilità spaventose.

I generali americani, scottati dalle "giornate dure" e dalla resistenza dei "boia chi molla" iracheni, sono per la guerra totale. Lo urban warfare, la guerra nelle strade, è esattamente quella che la dottrina del bombardamento "shock e terrore" voleva evitare e non ha finora evitato. "Non si può fare la frittata senza rompere le uova", predicano Franks, il comandante di teatro d'operazione, Myers, il generale d'aviazione e i comandanti delle unità al fronte che sanno bene come, nella "guerriglia urbana" tutto il vantaggio tecnologico e tattico delle loro unità si annulli. Non è un segreto, a Washington, che i quadri dell'esercito siano molto preoccupati da questa guerra condotta con il freno a mano tirato, voluta dai politici. Una guerra, i quadri senior lo bisbigliano, con "una mano legata dietro la schiena", come 30 anni or sono in Indocina.

Ma Blair verrà qui proprio per perorare la causa della prudenza, della battaglia che "non sciolga il cane della guerra", come lui ama dire citando l'Enrico V di Shakespeare, perché pensa al dopo e sa che fare un deserto e chiamarlo pace non sarebbe quella vittoria politica più importante della vittoria militare. "Ogni palazzo, ogni infrastruttura sbriciolata da quella preparazione di artiglieria e di bombardamenti dovrà essere ricostruita da noi, coi nostri soldi", dirà Blair a Bush, che già deve vedersela con un Parlamento furioso per l'ennesima bugia raccontata alla vigilia dell'invasione, quando Powell, Rumsfeld, il suo vice Wolfowitz, il capo di stato maggiore Shinseki, sfilarono davanti alla commissione forze armate per giurare, con eroica faccia di bronzo, che "un cartellino del prezzo" non poteva essere appeso alla guerra. E ora si presentano con un cifra precisa al milione di dollari (e certamente falsa per difetto anche questa) 74 miliardi e 700 milioni.

Si rincorrono voci di un'ultima difesa da crepuscolo degli dei, di quelle famigerate "armi chimiche" pronte nel cuore di tenebra iracheno e non si capisce se sia terrore o speranza. Lo scoppio di un'ogiva caricata di gas toglierebbe ogni freno, ogni esitazione verso la guerra totale e senza quartiere. Ieri sera, al briefing del Pentagono, il generare Myers ha ripetuto che, se Saddam usasse le armi chimiche, "noi risponderemmo con ogni mezzo a nostra disposizione". Sappiamo tutti che cosa vuol dire, anche l'atomica.

Come diceva il generale Sherman, conquistatore del Sud nella guerra civile americana, "la guerra è sempre una cosa immonda, e non c'è mai modo di ingentilirla".

(26 marzo 2003)








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25 marzo 2003

lettera aperta del regista Michael Moore al Presidente Bush

"Per favore, caro presidente mandi in Kuwait le sue figlie" di MICHAEL MOORE Caro Presidente Bush, e così è venuto il giorno che lei chiama "il momento della verità". Sono lieto di sentire che questo giorno è finalmente arrivato. Perché, glielo devo proprio dire, essendo sopravvissuto per 440 giorni alle sue bugie, non ero sicuro di poterne sopportare ancora. Ho anch'io alcune piccole verità da condividere con lei: 1) Non c'è nessuno in America che sia felice di andare alla guerra. Esca dalla Casa Bianca e cerchi in qualsiasi strada d'America almeno cinque persone felici di andare ad uccidere gli iracheni. Non li troverà. Perché? Perché nessun iracheno è mai venuto qui a uccidere uno di noi. 2) La maggioranza degli americani ovvero quelli che non hanno mai votato per lei non ha perso la testa. Sappiamo bene cosa affligge le nostre vite quotidiane: due milioni e mezzo di posti di lavoro persi da quando lei si è insediato sulla poltrona presidenziale, la borsa diventata ormai un gioco crudele, la benzina a due dollari. Bombardare l'Iraq non risolve nessuna di queste questioni. 3) L'intero mondo è contro di lei, Signor Bush. E tra di loro metta anche i suoi compatrioti Americani. 4) Il Papa ha detto che questa guerra è sbagliata, che è un peccato. Il Papa! Quanto ci vorrà prima che lei realizzi che è solo in questa guerra? Naturalmente, non la combatterà personalmente. Lascerà che altri poveri disgraziati lo facciano al posto suo, proprio come lei fece ai tempi del Vietnam. Si ricorda, vero? 5) Dei 535 membri del Congresso, solo uno ha un figlio o una figlia nelle forze armate. Se vuole difendere l'America, per favore invii ora le sue due figlie in Kuwait. E lo stesso facciano tutti i membri del Congresso che abbiano figli in età da militare. 6) Certo, i francesi possono anche essere dannatamente noiosi. Ma non ci sarebbe stata l'America se non fosse stato per i francesi, per il loro aiuto nella guerra rivoluzionaria. La smetta di pisciare sui francesi e li ringrazi. Ma sorrida, questa guerra non durerà a lungo perché non saranno poi tanti gli iracheni pronti a sacrificarsi per Saddam. Si impegni nella vittoria, sarà un bel viatico per le prossime elezioni. Mantenga viva la speranza! Uccida gli iracheni che rubano il nostro petrolio!!! Suo, Michael Moore (21 marzo 2003)




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20 marzo 2003

viva la guerra

l'assurdo sta accadendo.
alla faccia del diritto internazionale fra poco comincerà una guerra, assolutamente illegittima, tra la superpotenza del bene ed il male.
Se saranno bombardate ed uccise popolazioni civili (e saranno bombardate ed uccise popolazioni civili), purtroppo, chi potrà scandalizzarsi se domani accadranno altri 11 settembre negli Usa, in Gran Bretagna, Spagna, Australia ed in tutti quei Paesi che stanno legittimando questa aggressione, Italia compresa. Ognuno usa le armi che possiede ed è assurdo considerarsi invincibili ed inattacabili.
I folli di ogni razza,colore e religione stanno distruggendo il mondo per una piccola parte di potere vacuo e temporaneo.


P.S. Boicotta l'aggressone.
comincia da sigarette,bevande,cinema,musica e tecnologia(non è facile)




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7 marzo 2003

Il re è nudo

Finalmente la farsa è finita, il re è nudo.
Di fronte alle dichiarazioni sul disarmo dell'Iraq ed alla richiesta di avere più tempo da parte dei commissari Onu, Bush ha gettato la maschera (se mai ce ne fosse stato bisogno), La guerra ci sarà.
Alla faccia dell'Onu e del Diritto Internazionale, le lobby americane delle armi e del petrolio ( grandi elettori del Presidente) vinceranno la loro battaglia.
Nessuno deve dire all'impero quello che può o non può fare, le ispezioni sono state solamente un diversivo per avere il tempo di preparare la macchina da guerra.
Un ringraziamento particolare va a Tony Blair, sedicente laburista, che dopo avere perfezionato in Patria la politica tatcheriana, sta facendo il "cavallo di Troia" nell'Unione Europea.


P.S. Boicotta gli aggressori




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4 marzo 2003

boicotta gli aggressori

La guerra, se ci sarà, sarà esclusivamente per motivi economici.
Colpiamo gli aggressori con la loro moneta.
Chi fosse veramente contro questa guerra, può pensare di boicottare i prodotti di questi Paesi, cominciando da sigarette, bevande, carburanti e, cosa ahimè più difficile, cinema e musica.

Leggete nella rubrica "Venti di Guerra" l'articolo "perchè la guerra all'Iraq?"




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2 marzo 2003

Perchè la guerra all'Iraq?

Tutti parlano e tutti parliamo di "guerra sì o guerra no", ma non ho ancora capito " guerra perche?"
Premetto che:
-sono pacifista e non panciofichista (per dirla alla Peter Handke);
-ero moderatamente favorevole alla guerra del Golfo, anche se, più passa il tempo, più mi convinco che la Diplomazia non ha lavorato bene, perchè non ha voluto lavorare bene al fine di evitare la guerra;
-ero favorevole ai due interventi nella ex-Yugoslavia, anche se fatti troppo tardi;
-ero favorevole all'intervento in Afghanistan, non per gli scopi proclamati, ma solamente per abbattere l'odioso regime Talebano, che seguivo fino agli albori(1994) grazie alle precise cronache di Ettore Mo (non me ne voglia Gino Strada che ammiro immensamente).
Detto questo, provo a darmi risposte alla domanda.

1-Saddam Hussein è un feroce dittatore, liberiamo gli iracheni e diamo loro la democrazia.

Saddam è un feroce dittatore, un satrapo che ha contribuito a distruggere il suo Paese ed il suo popolo, e chi più ne ha più ne metta ma, per prima cosa, per favore, smettiamo di fare assurdi e propagandistici paragoni con Hitler ( il Nazismo è stato una cosa tremendamente seria ed i tempi sono completamente diversi), poi chi ha l'autorità e la forza morale per scatenare una guerra per questo motivo?
Gli Usa, che hanno instaurato, mantenuto e difeso le feroci dittature di personaggi come Reza Pahlavi, Suharto ed i suoi 500.000 morti in pochi mesi, Pinochet, per ironia della sorte il golpe organizzato dal governo americano porta la data dell'11 settembre del 1973, Duvalier, Somoza, Batista? che hanno appoggiato i khmer rossi di Pol-Pot in chiave antivietnamita? che hanno tentato, per ben tre volte, di riconoscere e far riconoscere a livello internazionale il regime Talebano nei due anni antecedenti l'11 settembre 2001? va ricordato che, durante la visita di Massud a Bruxelles nel maggio 2001, questi non fu ricevuto da personalità della Ue, ma solamente da funzionari, per non irritare i talebani, di conseguenza i pakistani e di conseguenza gli americani).
La lista potrebbe essere molto più lunga.
Quale Paese si è rifiutato di partecipare ai Mondiali di calcio-Vetrina della Giunta Videla nell'Argentina del 1978? E non parliamo dell'Italia che ha vinto la Coppa Davis di tennis nel Cile di Pinochet nel 1974, molto aiutata dal fatto che diversi Paesi civili non vollero partecipare.
Nel suddetto nutrito elenco di brave persone, Saddam non è sicuramente all'ultimo posto, ma neanche al primo.

2-L'Iraq non sta ottemperando alle risoluzioni ONU.

Ci sono diversi Stati che stanno violando le Risoluzioni Onu pur non subendo conseguenze, tra i quali Israele, la Turchia ed il Marocco. In particolare Israele è il primo della lista con 32 violazioni, di cui le principali sona quelle del 1967 e del 1973 che intimano il ritiro dai territori ocuupati con le guerre dei sei gioni e dell Yom Kyppur. Citiamo anche il caso degli Usa, che di fronte alla condanna, da parte della Corte Mondiale, ad un ingente risarcimento economico a favore del Nicaragua, per uso illegittimo della forza, non hanno mai voluto pagare.

3-L'Iraq possiede armi di distruzione di massa.

Finora non esistono prove in tale senso.
Gli unici Stati che sicuramente possiedono tali armi sono: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia ed alcune delle Repubbliche ex-Sovietiche, Cina, Israele, Pakistan, India e forse,fra poco, la Corea del Nord.
Gli unici Stati che le hanno usate negli ultimi sessanta anni sono: Stati Uniti, nei bombardamenti di Tokio, Hiroshima, Nagasaki, in Vietnam ed ancora le stanno usando in Colombia nella lotta al narco-traffico; l'Iraq, nel 1988 a danno delle popolazioni Kurde. Da precisare che all'Iraq tali armi sono state fornite da Paesi Occidentali quando Saddam era considerato utile ed amico, e la pubblicizzazione, almeno visiva, di tale evento, è avvenuta solamente dopo l'invasione del Kuwait.

4-L'Iraq è legato al terrorismo internazionale e ad Al Qaeda.

Anche su questo punto non ci sono prove, ma mi si dica l'utilità di Saddam a legarsi ad un personaggio come Bin Laden ( il satrapo sarà un criminale ma non un imbecille), e mi si dica cosa c'entra Bin Laden con un regime da sempre laico e che ha sempre criminalizzato e combattuto qualsiasi integralismo religioso( si ricordi che durante la guerra Iran-Iraq, Saddam era, per l'Occidente, il baluardo contro il terrore del dilagare del Komeinismo).

A questo punto ci dicano che vogliono invadere l'Iraq esclusivamente per il petrolio, ci dicano che vogliono instaurare un regime amico da controllare, in modo da sostituire il petrolio saudita, ormai politicamente scomodo a causa dei sospetti di legami con il terrorismo, con quello iracheno.
Ma quante centinaia di migliaia, se non milioni di morti sono disposti ad accettare e farci accettare per questo?
Alla borsa di New York quanti iracheni valgono un americano? e quanti un occidentale, possibilmente cristiano?




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2 marzo 2003

Guerra in Iraq 2

Il Governo americano ha già appaltato lavori per la ricostruzione dell'Iraq.
A chi?
Quale sarà il significato?




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