.
Annunci online

ghirone
chiacchiere di attualita' e politica italiana ed internazionale


NIENTE E COSI' SIA MY LAI


3 dicembre 2003

NIENTE E COSI' SIA 12

PREMESSA DI ORIANA FALLACI AL LIBRO          (seconda parte)

 

No, mai. I contatti coi vietcong, cioè i soli in grado di denunciarlo, erano impossibili: Avvicinavi i vietcong solo se essi ti catturavano, e in tal caso eri fortunato se non finivi davanti al plotone di esecuzione: di noi giornalisti i vietcong non si fidavano mai, perché eravamo bianchi, perché stavamo in Vietnam col permesso degli americani, perché al fronte indossavamo uniforme degli americani. I contatti con gli americani erano facili, invece, continui, e oserei dire forzati: ma certe cose non potevi saperle da loro, non ti aspetterai mica che venissero a raccontarti d’aver assassinato vecchi e bambini: C’è stato uno scontro a fuoco, dicevano, e il nemico ha lasciato sul terreno cento morti, duecento, trecento. Ai giornalisti, ovvio, presentavano sempre un’immagine pulita dei loro soldati: l’immagine dei bravi ragazzi che si battono in nome della democrazia, della libertà, e ai bambini offrono dolci, chewingum, agli adulti tolleranza, pietà, e son degni figli degni nipoti degli uomini che liberaron l’Europa dal tallone nazista poi celebrarono il processo di Norimberga. E pazienza se tutti sapevano che i bravi ragazzi non erano proprio bravi ragazzi, o molto di rado, che verso i vietnamiti si comportavano con arroganza, disprezzo, spesso crudeltà: credo di essere stata la prima a rivelar, non creduta, un particolare cui tutti credono oggi perché ci sono le fotografie e cioè che certi prigionieri vietcong, quei bravi ragazzi, li interrogavano in volo sugli elicotteri e poi, parlassero o no, li buttavano giù a capofitto. Credo d’esser l’unica, durante l’offensiva di Tet, a denunciar l’episodio del bambino vietnamita impalato dai coreani al servizio degli americani, e l’immensa ipocrisia di usare i coreani per i servizi peggiori. E descrissi l’infamia dei bombardamenti  aerei su Colon, Kien Hoa, Go Vap, perchè in nome della logica vorrei sapere se uccidere con un fucile un vecchio o un bambino è più grave che ucciderli con una bomba al napalm. Ma di stragi come My Lai non ebbi mai notizia, ripeto. All’inizio del 1968 c’era stata quella strage a Dak Son, villaggio sulle Pianure Centrali, compiuta dai sudvietnamiti sebbene gli americani dessero la colpa ai vietcong. E se n’era fatto,sì, un gran parlare. Ma dopo Dak Son l’unico massacro che trapelò, e che io stessa vidi, fu il massacro di Huè: questo commesso davvero dai vietcong giacchè non sono teneri nemmeno i vietcong, sia ben chiaro. Neanche loro ti chiedono l’atto di nascita prima di pigiare il grilletto, neanche loro si curano se tu abbia due anni o settanta. (continua)




permalink | inviato da il 3/12/2003 alle 0:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


1 dicembre 2003

NIENTE E COSI' SIA 11

PREMESSA DI ORIANA FALLACI AL LIBRO     (prima parte)

 

E' la strage di My Lai, nel villaggio di Song My, provincia di Quang Ngai: così come la raccontan gli stessi che l’hanno compiuta, poi coloro che l’hanno sofferta, il 16 marzo 1968, un mattino pieno di sole, di viltà e di vergogna. Ma non cercare la strage di My Lai in questo libro. Non c’è. Gli americani riuscirono a tenerla segreta per un anno e mezzo, io la seppi leggendo i giornali. E appena seppi mi misi a sfogliare queste pagine, a cercare dov’ero il 16 marzo 1968, e scoprii con amarezza che ero a Saigon, immobilizzata dal disgusto, nell’amarezza, in procinto di lasciare per la seconda volta il Vietnam. Solo per un colpo del destino o del caso avrei potuto trovarmi a My Lai, hamlet sperduto tra la jungla ed il mare, neanche segnato sulle carte geografiche. Del resto, se il caso o il destino mi avesse condotto laggiù, oggi non potrei raccontarla. Ben difficilmente il capitano Medina, soprannominato dai suoi soldati Mad Dog e cioè Cane Pazzo, ben difficilmente il tenente William Calley che ora affronta la Corte Marziale, ben difficilmente gli ottanta uomini della Compagnia Charlie avrebbero permesso ad un giornalista e straniero per giunta di lasciar vivo My Lai. Una pallottola dei loro M16 sarebbe toccata anche a me, o a chiunque si fosse trovato sul posto. Malgrado ciò una domanda sorge più che legittima: non mi capitò mai di cogliere la voce, l’insinuazione che tale massacro fosse avvenuto?  (continua)




permalink | inviato da il 1/12/2003 alle 23:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


30 novembre 2003

NIENTE E COSI' SIA 10

“Quando seppi quello che era successo a My Lai potevo benissimo dirmi: è la guerra, in guerra si muore, in Vietnam gli altri uccidono senza guardare in faccia chi ha la divisa e chi non ce l’ha, lascia perdere, Ron, cosa te ne conviene a raccontare la storia di Song My. Me lo dissi del resto. Ma conclusi che dovevo denunciare ciò che sapevo di Song My. Lo dovevo fare nel quadro di una denuncia completa della guerra e delle sue atrocità. A spingermi non è stato il desiderio di vedere puniti i colpevoli del massacro di Song My ma la convinzione che portando dinanzi agli occhi del mondo un fatto specifico potevo contribuire a dimostrare la bestialità della guerra. Ho scritto le trenta lettere, le ho imbucate, e per due settimane non ho saputo nulla. Poi è venuto qui un colonnello dell’ispettorato generale militare. Mi ha detto: stia tranquillo, la faccenda non sarà insabbiata, ma avevo paura che si cercasse di impedire lo scandalo. Certo al Pentagono la presero molto alla larga: bisogna essere prudenti, mi dicevano. Per qualche tempo ebbi l’impressione che il Pentagono cercasse di limitare l’affare buttando la responsabilità su qualche uomo del plotone, per tenerne fuori gli ufficiali e i comandanti. Allora scrissi un’altra lettera con cui dicevo che se le cose non si fossero mosse avrei informato la stampa.” (dall’intervista, pubblicata sull’Europeo, dell’ex soldato Ron Ridenhour.) (continua)




permalink | inviato da il 30/11/2003 alle 20:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 novembre 2003

NIENTE E COSI' SIA 9

Quando vidi atterrare gli elicotteri, presi i miei due nipoti e corsi a nascondermi nel rifugio della nostra capanna. Era un rifugio molto piccolo, un buco di un metro e mezzo per due, coperto da uno sportello di legno. Udimmo i soldati che entravano nel villaggio e quando videro il rifugio si fermarono. Un soldato guardò dentro, ci vide. Puntò il fucile e uccise i miei due nipoti. Io mi salvai perché ero sotto di loro.” (dalla testimonianza resa a Life dal contadino Truong  Quang An, un superstite del massacro.)

“Non ricordo altro che gente ammazzata. C’era sangue dappertutto. Sia gli americani bianchi che gli americani neri ammazzavano. Spaccavano le teste in due e molti americani avevano addosso pezzi di carne. A me ammazzarono una figlia di ventiquattro anni e un nipotino di quattro anni.” ( dalla testimonianza resa a Time della contadina Do Thi Chuc, scampata al massacro.) (continua)




permalink | inviato da il 29/11/2003 alle 23:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 novembre 2003

NIENTE E COSI' SIA 8

“Io arrivai quando il massacro era quasi finito. Ma i ragazzi stavano ancora sparando alla gente, per esempio ai superstiti che cercavano di nascondere gli animali dietro gli alberi. Cadaveri si ammucchiavano lungo i sentieri, nei fossati, ovunque. E c’era questo bambino che era il bambino più piccolo che avessi mai visto, e se ne stava in piedi sui corpi di quindici adulti, e accarezzava la mano di una donna morta, e il capitano Medina gli sparò. Non so perché gli sparò. Suppongo che la donna fosse la mamma del bambino.” (dalla testimonianza del soldato Richard Pendleton della Compagnia Charlie.) (continua)




permalink | inviato da il 28/11/2003 alle 19:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 novembre 2003

NIENTE E COSI' SIA 7

“Apparve una forma di donna, e una testa. Apparve dietro una siepe. Nessuno cercò di interrogarla, fermarla, robe del genere. Gridando presero a spararle e la donna cadde restando agganciata a una canna. Da quel momento la sua testa divenne un bersaglio, la sparavano e la sparavano e potevi vederne le ossa che schizzavano via pezzo per pezzo. Non credevo ai miei occhi. Lungo il sentiero incontrammo due bambini: uno quattro e uno cinque anni, direi. Un GI sparò al bambino più piccolo e allora il bambino più grande si gettò addosso a lui per proteggerlo. Il GI gli scaricò addosso sei colpi. Lo fece con molto distacco, in modo professionale. E poi incontrammo un uomo con altri due bambini, piccoli piccoli, un maschio e una femmina. Camminavano lungo il sentiero ed erano tremendamente impauriti, la bambina piangeva e diceva in vietnamita: no, no, no! La bambina era a destra e il bambino a sinistra. L’uomo era nel mezzo. Tutti insieme, i GI aprirono il fuoco e li tagliarono a metà. Quanto al bambino ferito al braccio e alla gamba, lo vidi anch’io. Avanzava verso di noi come in preda allo sbalordimento, perdeva sangue. Mi inginocchiai per fotografarlo e un GI si inginocchiò accanto a me, per spararlo. Gli sparò tre volte, non una. Il primo colpo lo gettò all’indietro, il secondo in aria, sul terzo ricadde. Allora il GI si allontanò, indifferente. Non v’era espressione sulla sua faccia, non v’erano espressione sulle facce di tutti gli americani. Distruggevano e uccidevano con assoluta indifferenza, il tono di chi sta facendo un lavoro tranquillo. Bianchi e neri. Solo un negro mi disse che non aveva lo stomaco per continuare e più tardi seppi che s’era sparato a un piede. Lo scorsi mentre lo caricavano sull’elicottero. Sembrava felice.” (dalla testimonianza di Ron Haeberle, fotografo della Compagnia Charlie.) (continua)




permalink | inviato da il 27/11/2003 alle 0:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


24 novembre 2003

NIENTE E COSI' SIA 6

“Quando la faccenda fu sistemata, Billy e io ci mettemmo finalmente a mangiare. Ma vicino a noi c’era questo mucchio di vietnamiti sparati e alcuni stavano ancora rantolando, mugolando. Il tenente Calley era passato di lì, mi spiego. Bè, era ovvio che non li avrebbe curati un dottore. Così Billy e io si andò verso di loro e, come dire, si finirono. Così si potè mangiare in pace.” (dalla testimonianza del soldato Michael Terry della Compagnia Charlie.) (continua)

 




permalink | inviato da il 24/11/2003 alle 22:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


24 novembre 2003

NIENTE E COSI' SIA 5

“Fuori del villaggio c’era questa pila di cadaveri. E c’era questo bambino minuscolo che aveva addosso una camicia e basta. E questo bambino avanzò a piccoli passi verso la pila dei cadaveri e sollevò la mano di una morta. Allora una dei GI dietro a me si inginocchiò in posizione di sparo, e sparò, a trenta metri da questo bambino, e lo ammazzò con un colpo solo. E poi c’era questo gruppo di donne con questa ragazzina che avrà avuto tredici anni e indossava un pigiama nero. Un GI agguantò la ragazzina e mentre gli altri la tenevano ferma si mise a spogliarla. Diceva: guardiamo di cosa è fatta! E gli altri dicevano: VC bum-bum! Per dire che era una puttana dei vietcong. E uno disse: sono in caldo! Mentre si spogliavano la ragazzina, tutto intorno bruciava: capanne, cadaveri. La madre della ragazzina intervenne per difenderla. Allora un soldato la prese a calci e un altro la picchiò forte. Smisero solo quando Haeberle, il fotografo, piombò lì per fare una forografia. Presero a comportarsi come se tutto fosse normale. Poi uno disse: bé, che ne facciamo? E un altro rispose: ammazzale. Mi voltai per non vedere ed entrò in azione l’M60 che è un mitragliatore leggero. Poi guardai e sia le donne che la ragazzina che i bambini erano morti. E poi trovarono un vecchio, nascosto. Gli cadevano i pantaloni e due GI lo agguantarono, lo portarono dal capitano Medina perché lo interrogasse. Il vecchio non sapeva nulla. Si preoccupava solo dei suoi pantaloni. Qualcuno chiese a Medina cosa voleva farne, del vecchio, e Medina rispose: non me ne importa. Poi udimmo uno sparo e ci girammo e il vecchio era morto. E poi c’era un soldato che accoltellava un vitello, con la baionetta. Si divertiva perché il vitello voleva avvicinarsi alla vacca, alla mamma. E anche gli altri si divertivano: ad ammazzare i maiali e le vacche che non volevan morire. In seguito pensammo molto a My Lai, ci pesò. Ma nessuno di noi era un portabandiera di nulla e, quando scrissi la storia per il giornalino della Brigata, imbrogliai un po’ le carte. Presentai tutto come un grosso successo.” ( dalla testimonianza del caporale Jay Roberts, addetto stampa della Compagnia Charlie.) (continua)


 




permalink | inviato da il 24/11/2003 alle 0:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 novembre 2003

NIENTE E COSI' SIA 4

“Nessuno dei civili sparò, nessuno sparò ai GI. Non incontrammo alcuna resistenza, nessuna, e io vidi catturare solo tre fucili. Anzi, non ricordo di aver visto un solo maschio in età da militare, non uno in tutto il villaggio, né vivo né morto. Gli uomini di Calley facevano strane cose. Bruciavano le capanne, mettevano dinamite nelle case, e aspettavano che la gente scappasse fuori per ammazzarla. Ammucchiavano la gente a gruppi e poi la sparavano. Fu un assassinio bello e buono, pochi di noi si rifiutarono di commetterlo. Io mi rifiutai. Dissi all’inferno con questa storia, non voglio entrarci. Disi: non lo faccio. Avevamo ricevuto l’ordine ma non era un ordine legittimo.” (dalla testimonianza del sergente Michael Bernhardt della Compagnia Charlie.) (continua)


 


 




permalink | inviato da il 22/11/2003 alle 23:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 novembre 2003

NIENTE E COSI' SIA (3)


"Si sparava a tutti e a tutto, anche senza ragione, per esempio alle capanne che bruciavano, a molte capanne s’era dato fuoco. Si sparava anche ai bambini. La mia squadra radunò le donne e i bambini, per spararli, ma uno dei miei uomini disse: io non posso ammazzar questa gente. Allora gli dissi di consegnarli al capitano Medina. A una curva incontrammo sei civili coi pionieri. Si misero a correre impauriti, chi verso di noi, chi scappando da noi, e non si distingueva gli uomini dalle donne perché indossavano tutti lo stesso pigiama nero. Sicchè io e la mia squadra si aprì il fuoco con gli M16. Lasciando il villaggio passammo accanto ad un bambino che piangeva. Era ferito a un braccio e a una gamba. Un GI disse: di lui che ne facciamo? Senza rispondere un altro GI imbracciò il suo M16 e sparò alla testa del bambino. Il bambino cadde. No, non cercai di impedirlo. La nostra era una missione Cerca-e-Distruggi, avevamo gli ordini, e se qualcuno dev’essere giudicato in Corte Marziale dev’essere qualcuno più in alto di noi. Quel giorno io pensavo da militare e pensavo che era una brutta cosa dover uccidere quella gente ma se dicessi che mi dispiaceva per quella gente direi una bugia. Prima di partire il capitano Medina ci aveva detto che quella sarebbe stata una buona occasione per vendicare i nostri compagni uccisi." ( dalla testimonianza del sergente Charles West della Compagnia Charlie.) (continua)


 




permalink | inviato da il 21/11/2003 alle 16:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     novembre       
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
brevi
Venti di Guerra
Palestina
CUBA
Resto del Mondo
IRAQ
interno
libri e film
L'ITALIA CHE VOGLIO, NELL'EUROPA CHE VOGLIO, NEL MONDO CHE VOGLIO
NIENTE E COSI' SIA MY LAI
LEZIONI DI POTERE
FACEZIE
TERRORISMO ISLAMICO, frutto occidentale?
COSTITUZIONE ITALIANA
AMERICA LATINA
PENA DI MORTE
Venezuela
Guatemala
pillole
Iran
IL MERCANTE IN FIERA
FRASI FAMOSE

VAI A VEDERE

gianni minà
noam chomsky
claudio sabelli fioretti
emergency
medici senza frontiere
altrapagina-mensile città di castello
la repubblica
iraqbodycount
limes
Moni Ovadia
il blog di lia
l'Unità


siete poveri?

cazzi vostri...


QUESTO BLOG E'

PROFONDAMENTE

ANTIFEDERALISTA

 

...ERA

UN

MONDO

ADULTO,

SI

SBAGLIAVA

DA

PROFESSIONISTI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CERCA