.
Annunci online

ghirone
chiacchiere di attualita' e politica italiana ed internazionale


IRAQ


31 gennaio 2006

...e ci hanno fatto una guerra...

 


 
IRAQ: GIORNALISTA CURDO CONDANNATO A 30 ANNI DI CARCERE

Il tribunale di Erbil, nell'Iraq settentrionale, ha emesso una condanna a 30 anni di reclusione nei confronti del giornalista curdo Kamal Seyyed Ghader, accusato di aver criticato la politica delle autorità locali in un articolo in cui ha anche definito il presidente del Kurdistan iracheno, Massoud Barzani, un "traditore della causa curda". La notizia della condanna di Ghader è stata resa nota solo oggi dall'Associazione per la Difesa dei Diritti dei Giornalisti in Iraq, che ha condannato con forza la sentenza del tribunale sottolineando come si tratti di un "verdetto disumano prodotta da una farsa chiamata giustizia". Ghader era stato arrestato tre settimane fa a Dahok, all'indomani della pubblicazione del suo articolo. Giornalista, scrittore e ricercatore, l'intellettuale è molto noto nel Kurdistan iracheno per la sua opposizione alle politiche secessioniste che dominano in seno alle maggiori formazioni curde, a cominciare dal 'Partito Democratico' di Barzani.
(Fonte: Aki




permalink | inviato da il 31/1/2006 alle 23:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


11 novembre 2005

Rabbia, sconcerto e disgusto

Passaggio veloce, in pigiama,per prendere una sigaretta da fumare in terrazza (come tutte le sere), mi fermo a fare un giro dei canali televisivi, mi imbatto in “Primo Piano”, parlano della strage di Falluja, anche se, come dice Clos, è inutile parlarne, tanto sappiamo già tutto, mi fermo con la sigaretta spenta in bocca.

C’è il vecchio radicale Teodori (in passato l’ho pure votato) che ci spiega che qualche goccia di fosforo bianco, usato per l’illuminazione delle postazioni nemiche, è caduta sopra qualche sventurato iracheno dissolvendolo e riducendolo ad ossa e vestiti– non parliamo di uso di armi chimiche-, poi, continua, anche se fossero state usate, sono state usate contro i terroristi e i tagliatori di teste se, poi, insieme a loro sono morte decine di migliaia di civili, pazienza. Per la cronaca, a Falluja, sono morti civili dieci volte tanto quanto i kurdi gasati da Saddam.

Mi viene in mente il pezzo di Herakleitos, pacato, equidistante, e tutti i complimenti ricevuti per l’equilibrio usato. Il voler negare l’evidenza allo stato puro, non è possibile che l’esportatore di democrazia si macchi di tali peccati, poi, l’importante è sconfiggere i terroristi tagliatori di teste, i danni collaterali saranno ripagati dal vento di libertà che sicuramente soffierà.

 

Torniamo a Teodori, sono convinto che sia un prezzolato del NED, non è possibile che una persona intelligente quale è ricorra a tali meschinerie per giustificare l’ingiustificabile.

La libertà è una cosa seria e non la lasciamo né ai chiacchieratori di professione né a chi se la sbrodola addosso.




permalink | inviato da il 11/11/2005 alle 23:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


7 novembre 2005

Falluja, chi tocca i fili muore.

Nessun giornalista ha raccontato Falluja;
nessun giornalista è riuscito a raccontare Falluja;
rarissime foto rubate non riescono a descrivere una città
che qualcuno dice ridotta come la cecena Grozny;
neanche "Iraqbodycount" riesce ad avere il numero approssimativo dei morti;
solamente la "sfortuna" a voluto che si raccontasse l'omicidio a sangue freddo
di un giovane che ha salutato i "liberatori" marines con l'ansia di parlare un po'
di quella lingua studiata da autodidatta: era parente dell'ambasciatore all'Onu.

Ora si può capire l'assassinio di Baldoni ed i rapimenti della Aubenas e della Sgrena.

Chi tocca i fili, muore!




permalink | inviato da il 7/11/2005 alle 23:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


29 settembre 2005

GLI EROI SON TUTTI GIOVANI E BELLI e.... libera informatio

Eccomi qua, dopo un paio di mesi di letargo Ghirone torna tra gli sbadigli e, sempre sulla notizia, tira fuori pagine di giornale e pensieri riposti in un cassetto.

C’è una grande nostalgia del grande giornalismo, del giornalismo d’inchiesta e di denuncia, quando l’etica imponeva la ricerca della verità e il non avere riguardi per i vari potenti di turno (a dire il vero, in Italia, questo  si è visto raramente). I tempi del Watergate sono lontani ed ai pochi giornalisti liberi si contrappone una schiera di giornalisti embedded, pagati da agenzie preposte allo scopo e finanziate direttamente da Governi.

Si ribaltano la Storia e le storie.

Così non è difficile trovare la storia, rivista e corretta di Rigoberta Menchu, dove gli unici responsabili del genocidio degli indios sono gli indios stessi e il padre è stato ucciso per colpa del fratello;

Non è difficile trovare la storia attuale della Repubblica Bolivariana del Venezuela dove i golpisti corrotti fungono da libertadores, mentre chi si è presentato per ben otto volte in sei anni davanti ai cittadini elettori è universalmente descritto come un satrapo dittatore.

La guerra in Iraq è raccontata attraverso le veline del comando statunitense, i giornalisti liberi vengono intimoriti o “abbattuti” (ne sono stati uccisi dodici in maniera sospetta, tutti casi archiviati come spiacevoli incidenti, questa è un’altra storia che verrà raccontata in altro memento), la devastazione e la strage di Falluja non sono mai esistite nelle versioni ufficiali e ben due giornaliste che hanno tentato di far luce su questo episodio sono state misteriosamente rapite in Iraq e misteriosamente rilasciate dopo lunga prigionia.

 

Così mi fermo su un articolo di Alvaro Vargas Llosa –figlio di Mario- apparso sul Corsera del 15 luglio, che si occupa del mito di Ernesto Che Guevara.

L’articolo si intitola: “Così il Che è diventato il logo del capitalismo” e per metà analizza lo sfruttamento dell’immagine del Che, con magliette e chi le porta come un vanto, con gadget ed ammennicoli vari, lo sfruttamento editoriale e cinematografico.

In realtà l’intento dello scrittore è quello di ribaltare e discreditare la figura del Che, cercando di evidenziare la sua crudeltà e riportando testimonianze di persone che escono allo scoperto dopo quarant’anni.

Il primo “appunto” fatto al Che è quello di essere diventato un simbolo del capitalismo, contro il quale ha sempre lottato, come se fosse sua la colpa di apparire in magliette e stendardi, poi prosegue con una serie di testimonianze degne di un bellissimo film western di Sergio Leone: nel 1957 Guevara sparò ad Eutimio Guerra, sospettato di aver rivelato informazioni “Ho risolto il problema con una calibro 32, nella parte destra del cervello…ciò che apparteneva a lui ora è mio”. Avrebbe detto il Che.

“Doveva pagare” oppure “in caso di dubbio uccidete”, secondo quello che riporta lo scrittore, sembrano essere le frasi più ricorrenti del Che.

Altro caso riportato è l’uccisione di una ventina di contadini colpevoli “solamente” di essersi uniti all’esercito di Batista per fuggire dalla fame.

Ma il vero Ernesto Guevara de la Serna si vedrà solamente dopo la revolucion, quando diventò direttore del carcere di La Cabana, lì si mostrò appieno la “macchina che uccideva a sangue freddo” quale era

Riporta la testimonianza di Josè Vilasuso, avvocato e professore universitario ex membro dell’organismo che si occupava dei processi sommari di La Cabana: ”Il Che presiedeva la Comision Depuradora. Il processo rispettava la legge della Sierra: c’era una corte militare e secondo le indicazioni del Che dovevamo agire con convinzione, perché erano tutti assassini e procedere in modo rivoluzionario significava essere implacabili. Il mio diretto superiore era Miguel Duque Estrada. Il mio compito consisteva nel sistemare le pratiche prima che fossero inviate al ministero. Le esecuzioni si svolgevano dal lunedì al venerdì, in piena notte, appena dopo l’emissione della sentenza e l’automatica conferma in appello. Nella notte più terribile che io ricordi furono uccisi sette uomini”.

Sette uomini nella notte più terribile?

Ci si rivolge anche al cappellano basco, ex prete cattolico: “C’erano circa ottocento prigionieri a La Cabana in uno spazio che poteva contenerne non più di trecento (nulla di fronte alle carceri italiane ndG): ex militari e poliziotti dell’era Batista, giornalisti, qualche uomo d’affari e alcuni commercianti. Il tribunale rivoluzionario era formato da uomini delle milizie. Che Guevara presiedeva la corte d’appello. Non ha mai annullato una sentenza. Visitavo il braccio della morte nella Galera de la muerte. Si sparse la voce che ipnotizzavo i prigionieri perché molti restavano calmi, così il Che diede l’ordine che fossi presente alle esecuzioni. Dopo la mia partenza in maggio furono eseguite ancora molte sentenze, io vidi 55 esecuzioni”.

Quante persone furono giustiziate a La Cabana?

Pedro Corzo ne ipotizza duecento, Armando Lago ha fatto una lista di 179 nomi, Vilaluso sostiene che, nel periodo della direzione del Che, ne furono uccise quattrocento e, a mano a mano che aumentano le testimonianze, aumenta il numero delle morti.

Felix Rodriguez, un agente della Cia incaricato alla cattura del Che, dice di aver affrontato con il Che stesso il problema delle duemila morti delle quali si riteneva responsabile.

Ultima annotazione: il jazzista Paquito D’River ha criticato, in una lettera aperta su El Nuevo Herald del 31 marzo 2005, Carlos Santana per essersi presentato, alla cerimonia della consegna degli Oscar, con una maglietta che ritraeva Ernesto Che Guevara, ricordando un suo cugino rinchiuso a La Cabana perché cristiano.

Ma il Che non era credente e cattolico?

 

Considerazioni finali:

 

articolo inutile e risibile.

A parte la mia contrarietà alle esecuzioni per qualsiasi reato commesso, lo scrittore riferisce fatti raccontati a quarant’anni di distanza estrapolandoli dal contesto storico dell’epoca.

Non considera minimamente la rivoluzione combattuta contro un regime, quello di Batista, opprimente e feroce che, come dopo ogni rivoluzione avvenuta nella Storia, giustifica parzialmente gli inevitabili eccessi commessi nel periodo immediatamente dopo.

E, cosa più grave, non considera per nulla la figura di Che Guevara, il suo viaggio, la sua presa di coscienza politica, il desiderio di lottare contro le ingiustizie, la sua lotta in Africa contro l’imperialismo statunitense e sovietico, il ritorno ai suoi ideali e l’abbandono della scrivania del potere politico e, non ultimo la ripresa della lotta per la liberazione, finita, molto probabilmente con il tradimento del Partito Comunista Boliviano.

Ernesto Guevara de la Serna era diventato un uomo molto scomodo per gli equilibri geopolitici del periodo, ed era diventato ingombrante sia per gli Stati Uniti sia per l’Unione Sovietica

 

 

 




permalink | inviato da il 29/9/2005 alle 14:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


22 aprile 2005

chi era MARLA RUZICKA

Marla Ruzicka, l'operatrice umanitaria americana uccisa da un'autobomba il 16 aprile mentre viaggiava con il suo convoglio verso l'aeroporto di Bagdad, aveva solo 28 anni. Nonostante la giovane età, però, avrebbe avuto molto da raccontare

"Nata in California, Ruzicka si era laureata in scienze politiche e servizi sociali alla Long Island university, dov'era entrata a far parte del programma Amici del mondo. Aveva poi viaggiato molto visitando Cuba, i Territori occupati e il Sudafrica", scrive Neil Groves sul New York Post. Ruzicka aveva anche fondato una sua organizzazione per le vittime innocenti dei conflitti, la Campaign for innocent victims in conflict (Civic). Con i suoi 150 volontari andava tra la popolazione irachena per documentare il numero dei civili uccisi o feriti nel paese dalle truppe statunitensi, come aveva fatto anche prima in Afghanistan quando lavorava con l'associazione Global exchange.

"Le sue pressioni sui media hanno avuto un grande effetto, contribuendo all'approvazione di risarcimenti per milioni di dollari alle vittime afgane e irachene", si legge nell'editoriale di Usa Today. "La sua morte rivela la brutalità della guerra, mentre la sua vita straordinaria potrebbe favorire un cambiamento politico".

In un articolo pubblicato sullo stesso quotidiano una settimana prima di essere uccisa, Ruzicka aveva raccontato in prima persona il suo tentativo di scoprire il numero esatto delle vittime irachene dall'inizio della guerra.

"Nei due anni che ho trascorso in Iraq, la domanda che mi sono posta più spesso è stata: 'Quanti civili iracheni sono stati uccisi dalle forze americane?'".

L'operatrice non ha mai nascosto le sue perplessità sull'intervento americano: "Nel 2002 il generale statunitense Tommy Franks in servizio in Afghanistan aveva dichiarato: 'Noi non contiamo i corpi'. Recentemente ho ottenuto alcune statistiche elaborate dai comandi americani. I numeri riguardavano solo Bagdad in un breve periodo, per di più di relativa calma: 29 civili uccisi durante i combattimenti tra truppe Usa e ribelli tra la fine di febbraio e l'inizio di aprile di quest'anno. E non è chiaro se i proiettili venissero dalle armi dei soldati statunitensi o da quelle dei ribelli".

"Con le informazioni e i dati raccolti", scrive il britannico Independent nell'editoriale, "Ruzicka è riuscita a far risarcire alcune delle famiglie che avevano particolarmente sofferto per l'invasione". Il columnist del Guardian Jonathan Steele la ricorda così: "Era un'idealista, attiva politicamente già dall'età di 15 anni, piena di vita, con il senso dell'avventura e una dedizione instancabile ad aiutare la gente comune la cui vita va in frantumi".

Tra i giornalisti era conosciuta anche per le sue proteste e per le sue dimostrazioni, come quella del 2002 fuori dall'ambasciata statunitense a Kabul, di cui parla Simon Robinson sul settimanale Time: "Arrivò con un padre e le sue figlie, unici superstiti di un raid americano, e raccontò la loro storia chiedendo al congresso un risarcimento. Non aveva microfoni, per questo parlò fino alla fine urlando e con la voce rotta dalla commozione. Il giorno dopo la storia era su tutti i giornali".–Roberta Pizzolante





permalink | inviato da il 22/4/2005 alle 11:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


8 marzo 2005

AGGUATO O IMBECILLE INADEGUATEZZA?

 


Ho studiato, mi sono letto tutti i post riguardanti la morte di Nicola Calipari e la liberazione di Giuliana Sgrena. La maggior parte sono “normali”, esternazione di sentimenti e di opinioni, poi ci sono loro: i maestri di democrazia, coloro che –beati loro- sanno come va il mondo, dov’è il bene e, soprattutto dov’è il male, gli sciacalli che si buttano sulla vittima di turno: ora la Sgrena, prima Baldoni e le due Simone, coloro che sono per la guerra “giusta” per esportare democrazia, contro chi, come noi, che questa guerra non abbiamo voluto e non vogliamo, siamo considerati amici dei terroristi, dei Saddam Hussein e degli Osama bin Laden.


 


Non crediamo all’agguato ma, se la signora Sgrena dimostrerà di sapere cose scomode per gli Usa saremo pronti a ricrederci.


Non crediamo all’agguato perché, pur non stimando l’intelligenza e l’intelligence militare statunitense, pensiamo che ci sarebbero stati metodi più “puliti” per eliminare un testimone scomodo nella novella “democrazia” irachena, dove regnano caos e massacri, dove gli “esportatori” di democrazia non sanno più che pesci prendere, dove, in una sorta di moderna gogna, gli arrestati vengo portati nei cassoni dei pick-up per essere da monito alla popolazione.


Probabilmente il modello di democrazia esportato è un modello di fine ‘800 ormai in disuso.


 


La seconda ipotesi ci inquieta ancora di più.


Siamo di fronte ad un esercito inadatto al “lavoro” che sta svolgendo, formato da ragazzini terrorizzati che sparano al primo stormir di fronde, un esercito partito per poche settimane che si trova, in questi giorni, al secondo anniversario di permanenza con il peso di oltre 1500 morti che neanche le peggiori cassandre avrebbero previsto.


Ma dei 18491 civili morti (esclusa la carneficina di Falluja, sulla quale è stato steso un oscuro velo di silenzio) quanti saranno quelli uccisi dal terrore, dal nervosismo o dalla protervia di questi ragazzini più o meno giovani?


Quanti che non hanno avuto nessuna cassa di risonanza?


 


Forse, ora, qualcuno potrà capire cosa voleva dire nuova fase della missione in Iraq e forse potrà capire cosa si intende per pieno coinvolgimento dell’Onu.




permalink | inviato da il 8/3/2005 alle 0:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


31 gennaio 2005

IL FALLIMENTO DELLE ELEZIONI IN IRAQ

Da sempre fastidio dire “l’avevamo detto”, ma la profezia era troppo facile.

 

Le prime vere elezioni “democratiche” irachene sono fallite, hanno visto la partecipazione di solo il 60% della popolazione. Solo perché se è vero che non si votava dal 1953 e dopo la tirannia di Saddam e del Partito Bath non si è saputo creare le condizioni perché gli elettori si recassero in massa alle urne, e sicuramente l’avrebbero fatto.

 

Facile profezia perché si è preferito, per motivi di “immagine”, fare queste elezioni ora a tutti i costi, senza alcuna garanzia e a dispetto dell’incolumità degli elettori.

Come era prevedibile gli osanna si sono sprecati e questo fa molto pensare quale sia il concetto di democrazia per tanti che se ne fanno paladini a parole.

 

La gioia e la commozione nel vedere la gioia e la commozione di chi ha potuto esprimere per la prima volta il suo voto è offuscata da tutte le strumentalizzazioni che ci vengono fatte sopra ed il dato tragico è che quattro iracheni su dieci non hanno voluto o potuto votare.




permalink | inviato da il 31/1/2005 alle 16:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


9 novembre 2004

VITTIME COLLATERALI E NON SOLO

Da Iraqbodycount:

i morti civili  risultano tra i 14272 e i 16405.

Vengono riportati i singoli episodi.

Questo conteggio non ne esclude altri più tragici.

Se non sbaglio nell'ultimo mese è aumentato di un

migliaio di unità. E non è finita...




permalink | inviato da il 9/11/2004 alle 10:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


28 ottobre 2004

BAZZECOLE

uno studio della Johns Hopkins University di Baltimora

pubblicata sulla rivista britannica Lancet afferma che in

Iraq, dall'inizio della guerra, ci sono stati oltre 100 mila

morti, molti dei quali donne e bambini.




permalink | inviato da il 28/10/2004 alle 23:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


30 settembre 2004

VIVA L'ITALIA

 

Ingratitudine, Sindrome di Stoccolma, ma di che cosa parliamo?

 

La destra, questa destra, sedicente liberale, ma in realtà retriva e degna

della propria tradizione, accusa le due ragazze rapite di non aver cambiato

la propria idea in fatto di guerra e di Iraq. Ma le loro storie sono limpide.

La Torretta conosce ormai da anni l’Iraq, si è battuta contro l’embargo prima

e contro la guerra poi, contro la presenza dei militari italiani, nelle vesti di forze

di pace ma alleati di chi ha invaso e contribuito al massacro di quel Paese.

La Pari è arrivata dopo ma, credo che le finalità e le idee siano simili.

Le si vuole accusare di non aver ringraziato un Governo che, per piaggeria o

per motivi economico-politici ha portato l’Italia ad una situazione del genere?

Oppure perché, per loro, si è cambiato strategia ( sbagliando si impara..) rispetto

ai rapimenti dei quattro o di Baldoni?

La lista delle presunte spie chi l’ha stilata?

 

Probabilmente l’accusa principale è quella di voler aiutare chi sta molto peggio

di noi ( e musulmani ) a causa nostra, nessuno escluso.

La volontà di tornare a fare il proprio lavoro dovrebbe essere solamente fonte

di profonda stima e, sinceramente, un po’ le invidio…




permalink | inviato da il 30/9/2004 alle 15:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
sfoglia     novembre       
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
brevi
Venti di Guerra
Palestina
CUBA
Resto del Mondo
IRAQ
interno
libri e film
L'ITALIA CHE VOGLIO, NELL'EUROPA CHE VOGLIO, NEL MONDO CHE VOGLIO
NIENTE E COSI' SIA MY LAI
LEZIONI DI POTERE
FACEZIE
TERRORISMO ISLAMICO, frutto occidentale?
COSTITUZIONE ITALIANA
AMERICA LATINA
PENA DI MORTE
Venezuela
Guatemala
pillole
Iran
IL MERCANTE IN FIERA
FRASI FAMOSE

VAI A VEDERE

gianni minà
noam chomsky
claudio sabelli fioretti
emergency
medici senza frontiere
altrapagina-mensile città di castello
la repubblica
iraqbodycount
limes
Moni Ovadia
il blog di lia
l'Unità


siete poveri?

cazzi vostri...


QUESTO BLOG E'

PROFONDAMENTE

ANTIFEDERALISTA

 

...ERA

UN

MONDO

ADULTO,

SI

SBAGLIAVA

DA

PROFESSIONISTI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CERCA