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chiacchiere di attualita' e politica italiana ed internazionale


Resto del Mondo


2 dicembre 2004

BHOPAL

Bhopal, India, capitale del Madhya Pdradesh, un milione di abitanti circa.


Qui la Union Carbide decise di fabbricare il Sevin, un potente pesticida


testato nei laboratori della Virgina a base di isocianato di metile ed altri


ingredienti chimici non rivelati per ovvi motivi di brevetto, la fabbrica è


costruita con tutti i crismi della sicurezza, ha un solo difetto:


è sovradimensionata rispetto al mercato.


Questi tipi di produzione sono perlopiù vietate nel mondo “civile”, per


questo motivo vengono impiantate nei Paesi del Terzo Mondo.


 


La sera del 2 dicembre 1984 è una serata tranquilla, come tutte le altre.


Nella zona sud della Città si sta festeggiando un matrimonio, con canti e balli.


Alle ore 0.05 del 3 dicembre un guasto provoca la fuga del terribile gas.


Le sirene di allarme sono spente, non si vuole allarmare gli abitanti, il


sistema di sicurezza è spento, il sovradimensionamento della fabbrica


richiede risparmi e questo sistema ha un costo di 100.000 dollari l’anno.


Il gas esce ed aiutato dal vento si sposta verso sud coprendo alcuni


quartieri della Città.


Al matrimonio i festeggiamenti non sono finiti e la gente continua a ballare.


Il gas silenzioso arriva: dapprima si sente un forte bruciore agli occhi, poi un


grande dolore allo stomaco, si vomita sangue alla fine i polmoni non ce la


fanno più e sopraggiunge la morte.


 


Il macabro conteggio riporta: 500.000 superstiti, 150.000 persone hanno


occhi cauterizzati e polmoni danneggiati seriamente, 16.000 morti, qualcuno


parla di 30.000. Ancora, a distanza di venti anni si continua a morire e a


soffrire, esisteva un antidoto in possesso della Union, ma per ovvi


motivi di brevetto non è stato rivelato.


 


Come ogni “fatalità” non esistono colpevoli e di conseguenza non esistono


condannati, per Warren Anderson, amministratore delegato della Union Carbide


al tempo dei fatti, ci state timide richieste di estradizione per essere giudicato


per strage colposa, ma è sempre stata respinta dalle autorità statunitensi,


del resto le vittime erano solamente indiane.


 


A distanza di venti anni la Dow Chemical, che nel frattempo ha rilevato la


Union Carbide, ha deciso di rimborsare i “danneggiati” per le sofferenze


subite: si va da un minimo di 555,55 dollari fino ad un massimo di 2222,22


dollari per un morto, qualcuno pensa che un indiano valga di più?


 


A distanza di venti anni il luogo dove sorgeva la fabbrica è rimasto uguale,


nessuno si è adoperato a bonificare l’area, la Dow si rifiuta di farlo e le falde


acquifere sono state raggiunte dagli agenti chimici che ne hanno


compromesso la potabilità, ma gli abitanti bevono quell’acqua e i danni si


moltiplicano.


 


E qualcuno voleva costruire Disneyland sulle rovine…


 




permalink | inviato da il 2/12/2004 alle 23:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


26 luglio 2004

NEWS SULLA PENA DI MORTE 2

26/7 USA: La Conferenza Episcopale Cattolica presenterà alla Corte Suprema

un proprio amicus brief a favore dei condannati a marte per reati commessi da

minorenni;

26/7 ARABIA SAUDITA: Una donna originaria dello Sri Lanka è stata messa a morte.

http://www.santegidio.net/it/pdm/index.htm 




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25 giugno 2004

DARFOUR



 



No, non è la caramella che fa: da…da….da….da…da….da…darfour



come qualcuno crede o come qualcun altro ha scoperto solo ora non sia,



solo ora che siamo in questo antislamismo modaiolo.



Nel Darfour, regione meridionale del Sudan, si sta combattendo una guerra



etnica che molti definiscono guerra di religione e le origini risalgono ad una



cinquantina di anni fa.



La popolazione sudanese è per circa il 75% araba e di religione musulmana



ed è situata nella zona nord del Paese e nei principali centri urbani, il resto



della popolazione è nera e di religione animista, protestante e cattolica ed



è situata prevalentemente al sud.



Quasi subito dopo la dichiarazione di indipendenza, nel 1956, nasce



l'esercito di liberazione (SPLA) che rivendicava l'indipendenza del Darfour



e dopo una quindicina di anni di guerriglia, nel 1972, con beneplacido



dell'Etiopia, viene riconosciuta un'ampia autonomia alla regione.



Dopo una decina di anni di relativa calma, nel 1983, in occasione della



pressione degli islamici e l'introduzione della Sharia in tutto il Paese il



SPLA riprende la lotta e da questo punto inizia il quasi genocidio della



popolazione del Darfour.



Ventun anni di battaglie dei guerriglieri indipendentisti e di massacri



della popolazione civile da parte dell'esercito, prima, e delle milizie



paramilitari arabe poi, il tutto condito da una delle peggiori carestie



che ha investito la zona e che ha contribuito allo steminio dei civili.



Questi ventun anni sono passati sotto il silenzio della comunità



internazionale, il Sudan, il Darfour non esistevano. Unico grido di



dolore è stato quello lanciato, nel deserto, dalle associazioni umanitarie



(una per tutte, Medici Senza Frontiere che da anni opera nella zona).



Alla luce dei fatti "l’aggressione umanitaria" dell’Iraq appare ancora più



assurda, ingiusta e ingiustificata.



Venute mancare le scuse delle armi di distruzione di massa e della



collusione con il terrorismo islamico, rimane soltanto la democratizzazione



dell’area e la liberazione della popolazione irachena.



Perché si è voluto cominciare dall’Iraq nella "politica di democratizzazione



del mondo"?



Perché non si vuol tenere conto delle condizioni umanitarie delle



popolazioni?



In Sudan, un intervento di interposizione tra le due entie sarebbe stato



molto più semplice, molto meno costoso sia in risorse che in vite umane



ed avrebbe dato la possibilità di aiutare veramente la popolazione allo



stremo, ma lì il petrolio c’è ma non è strategico, le migliaia di morti del



terzo mondo sono utili ad abbassare la pressione demografica e la lobby



delle armi avrebbe avuto un fatturato molto minore.



Poi, infine, chissenefrega del Sudan, del Congo, del Ruanda e degli



indios del Chiapas?




permalink | inviato da il 25/6/2004 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


16 aprile 2004

VIETNAM - RIPOSTO-

VIETNAM: un odioso revisionismo Modifica questo articolo
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Premesso che qualsiasi regime è inaccettabile e da condannare, che sia sedicente democratico, fascista, fascista collettivista o comunista, e che l’ultimo trentennio vietnamita è stato vissuto sotto un regime dittatoriale comunista, non si può negare che quel popolo è stato protagonista di due fatti importantissimi. Il primo è la vittoria sul colonialismo francese, culminata con l’epica battaglia di Diem Bien Phu, pari solo alla vittoria algerina sempre contro i francesi. Il secondo è la vittoria contro l’imperialismo americano, pari alla vittoria degli afgani contro l’invasore sovietico. Va ascritta ai vietnamiti anche la liberazione della Cambogia dal regime mostruoso di Pol Pot , appoggiato dalla Cina e, negli ultimi periodi, in maniera nascosta dagli Stati Uniti ( per chiarezza storica, va ricordato che il Vietnam appoggiò e aiutò militarmente la rivoluzione dei Khmer Rossi contro il regime dittatoriale e corrotto di Lon Nol, ma quando erano capeggiati dal principe Sihanouk, personaggio alquanto diverso da Pol Pot).


I Radicali sono in prima linea a favore dei diritti civili in Vietnam e nel denunciare le violazioni contro la popolazione dei Montagnards ( cristiana, accusata da sempre di collaborazione con i corrotti governi di Saigon), ma, con un odioso revisionismo, si sente più spesso asserire che la sconfitta americana in Indocina è stata la sciagura dell'intera area.


Al di là delle strabiche battaglie per i diritti civili, portate avanti solo in alcune aree del pianeta, casualmente quelle non coinvolte dalla pesante pressione statunitense ( del resto il leader carismatico Pannella ha asserito pubblicamente, in radio, di essere un ultrà americano e israeliano), non ho mai sentito dire una cosa analoga rispetto alla sconfitta sovietica in Afghanistan. Si rammenti che dal rovesciamento della monarchia di Zahir Shah, nel 1973 al ritiro delle truppe sovietiche nel 1989, sono morte un numero di persone notevolmente minore che nelle lotte intestine dal 1989 al 2001 e che grazie all'appoggio, alle armi ed ai soldi americani e degli alleati nell'area (Pakistan e Arabia Saudita), ha fatto i primi passi l'integralismo ed il terrorismo islamico, dapprima esportato in Algeria, poi in tutto il mondo. Questo non vuol dire che non abbia salutato con gioia la vittoria dei Mujahidin sulle armate sovietiche, così come ricordo con piena soddisfazione l'immagine dell'ultimo militare americano che si alza in volo, aggrappato all'elicottero, dal tetto dell'ambasciata statunitense a Saigon (Ho Chi Minh).


Credo che un po' di storia dell'ultimo cinquantennio non farebbe male a nessuno.

[ permalink | inviato




permalink | inviato da il 16/4/2004 alle 11:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


15 marzo 2004

S P A G N A 2

Secondo qualcuno in Spagna è aumentato di tremilioni il numero di imbecilli e cacasotto.

Secondo me è aumentata la qualità della democrazia.

E' stato bello vedere in televisione le facce deluse di militanti popolari mentre facevano il vecchio saluto franchista, sì, l'ho visto, proprio il saluto franchista (braccio teso con palmo della mano aperto, molto simile al saluto fascista).

Il franchista Aznar si è abbattuto da solo, speriamo che gli inglesi abbattano il tatcheriano Blair.

In quanto a noi (minus habens) ho meno speranze di veder abbattere il peronismo. 




permalink | inviato da il 15/3/2004 alle 15:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


13 marzo 2004

ATTACCO PREVENTIVO (politicamente scorretto?)

 




 




Premesse




-sono incazzato come una iena;




-         l’unico che ha strumentalizzato un eccidio del genere è stato Aznar ed il suo Governo, arrivando a diramare dispacci alle ambasciate insistendo sulla pista basca;




-         chi ha fatto un attentato del genere sapeva il tipo di catastrofe che provocava, anzi, grazie al ritardo dei treni l’esplosione non è avvenuta alle piattaforme come previsto, sarebbe stata un’ecatombe maggiore, e non è tipico dell'Eta;




-         l’Eta ha negato il coinvolgimento, ogni suo attentato è stato largamente pubblicizzato per avere visibilità, negando pur essendo stata sarebbe assolutamente inutile, non hanno mai avuto bisogno di sangue per il sangue;




-         l’attentato è stato rivendicato dalle brigate Abu Hafs al-Masri, terrorismo islamico, l’imam londinese al-Bakri dichiara attendibile la fonte, un altro imam dice che non è vero portando come giustificazione che al-Qaeda non fa vittime civili;




-         ho seguito il TG1 e il TG2, tutti e due i telegiornali, seguendo le indicazioni di Aznar (o chi per lui), hanno insistito vergognosamente sull’Eta;




-         intervista di Pisanu al TG1, dichiara che è chiara la matrice basca, il fatto che gli islamici l’abbiano rivendicato non conta nulla, molte volte hanno rivendicato attentati non compiuti da loro. Vorrei precisare che l’attacco alle Twin Towers non è MAI stato rivendicato da nessuno. Dopo l’attribuzione ad al-Qaeda, hanno ringraziato Dio per la quantità di morti, compiacimenti per l’accaduto e via via via, ma MAI c’è stata una esplicita rivendicazione.




La posizione del Governo spagnolo è chiara, alla vigilia delle elezioni si fa di tutto per esorcizzare e negare la pista islamica, che lo vedrebbe responsabile delle scelte fatte, contro la volontà della stragrande maggioranza degli spagnoli.




 




Attacco preventivo




 




Se un fatto del genere accadesse malauguratamente ( Diononvoglia) in Italia, sia chiaro che esiste una precisa responsabilità politica di chi ha fatto determinate scelte, non condivise dalla stragrande maggioranza del paese, di partecipare ad una assurda guerra, camuffata da scopi umanitari.




Scelte fatte per vanagloria, piaggeria verso l’amico americano, e per avere una parvenza di politica estera, appiattita sul potente di sempre.




Il primo dovere di ogni governo e di tutelare i propri cittadini, e questo non vuol dire assoggettarsi al più arrogante.




 




E come disse il buon Gino Strada nell’ottobre 2002:




FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA PER EVITARE CHE LA GUERRA ENTRI IN ITALIA.


 


ma ormai la frittata è fatta....




permalink | inviato da il 13/3/2004 alle 1:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa


12 marzo 2004

LA SCELTA DEL NEMICO

 

Il Premier spagnolo Aznar sapeva già che, se ci fosse stato un attentato, sarebbe stata opera dell’Eta, e per fortuna che esiste l’Eta, altrimenti sarebbero stati inventati gli anarcoinsurrezionalisti.

Appena si è evidenziata la pista islamica si è subito precipitato a dire che però.... più che forse.... sicuramente c’è una saldatura con l’Eta.

Se venisse fuori il bandolo della matassa ( e se hanno studiato in Italia non verrà mai fuori, dato che le nostre bombe sono autosufficienti e si costruiscono e posizionano da sole, vedi Piazza Fontana), e risultasse che l’Eta ne fosse completamente estranea, sicuramente uscirebbe fuori un antico avo di San Sebastian.

Ad un comune mortale non verrebbe in mente di pensare alle elezioni politiche cinque minuti dopo un fatto come quello di ieri, ma ad un politico sì.

Esiste una malattia di politica e più si è in alto e più è grave la malattia.

Sull’interventismo spagnolo è stata contraria la stragrande maggioranza della popolazione, e riconoscere che l’attentato è frutto di una scelta politica scellerata, inutile, dettata solamente da piaggeria verso il potente ( stessa posizione italiana), è una responsabilità enorme per il governo Aznar.

E questo non vuol dire piegarsi alla paura.




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12 marzo 2004

BOMBE A MADRID E PILLOLE MEDIATICHE

da "Osservatorio sulla legalità"

 

 

 

...ma pensano proprio che siamo tutti polli di allevamento?




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12 marzo 2004

CIVILTA' IN CORTOCIRCUITO

da osservatorio sulla legalità




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11 marzo 2004

MADRID

Non credo siano stati i baschi dell'Eta, certo, politicamente farebbe molto comodo, sia internamente che in campo internazionale, ma non ci credo.

Gli attentati non hanno nulla di simile alle strategia dei baschi in questi trentacinque anni, di liberazione prima e terroristiche poi.

Non ci credo!




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