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chiacchiere di attualita' e politica italiana ed internazionale


CUBA


12 aprile 2005

ECCO IL FAMIGERATO APPELLO A FAVORE DI CUBA

Sono finalmente riuscito a trovare l’appello a “favore” di Cuba che ha indotto molti mal di pancia strumentali nel nostro Paese.

Francamente non ci trovo nulla di eclatante ed antidemocratico, nessuna assoluzione al regime castrista, solamente un legittimo atto di accusa all’assurda politica statunitense nei confronti della piccola Isola.

Sono sempre più convinto che il miglior modo per mettere alle corde il regime non democratico cubano, sia proprio quello di togliere completamente l’embargo, in modo da mettere Castro di fronte alle proprie responsabilità.

Mi rendo conto che è una cosa impossibile, la lobby mafiosa cubana della Florida è molto potente e molto appetita dai politici, la famiglia Kennedy ne sa qualcosa.

 

 

 

BISOGNA FERMARE LA NUOVA MANOVRA CONTRO CUBA

 

Dal 14 marzo al 22 aprile 2005 avrà luogo a Ginera la 61ma sessione della Commissione dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, dove, ancora una volta, il governo degli Stati Uniti, esercitando la pressione sugli stati membri, tenterà di far votare una risoluzione contro Cuba. Si tratta di una manipolazione finalizzata a giustificare la recrudescenza della politica del “blocco” e di aggressione che, in violazione del diritto internazionale, esercita la maggiore potenza mondiale nei confronti di un piccolo paese. La Commissione deve rappresentare tutti i popoli delle Nazioni Unite e sorvegliare sul rispetto dei diritti di tutti gli uomini e di tutte le donne del mondo intero. Tuttavia, bisogna rimarcare che in seno alla Commissione, durante la sessione dello scorso anno, non è stato possibile valutare, anche solamente per provocare un dibattito, sulle atroci violazioni dei diritti dell’uomo nelle prigioni di Abuh Ghraib e Guantanamo.

Le Governo degli Stati Uniti non ha l’autorità morale per erigersi giudice sulla violazione dei diritti dell’uomo a Cuba, dove non c’è stato un solo caso di sparizione, di tortura o di esecuzione extragiudiziaria e malgrado l’embargo non abbia danneggiato la sanità, l’informazione e la cultura, notoriamente a livelli internazionali.

Noi chiediamo ai paesi che rappresentano la Commissione di non permettere che questa sia utilizzata per legittimare l’aggressione che subisce Cuba da parte dell’Amministrazione  Bush in un momento come l’attuale, dove la  politica aggressiva di Washinghton potrebbe avere un’escalation dalle gravissime conseguenze.

Inoltre, facciamo appello ai giornalisti, agli scrittori, agli artisti, ai professori, agli insegnanti e alle insegnanti e agli attivisti sociali a premere sui propri governi con tutti i mezzi possibili affinché si fermi questa manovra pericolosa.


p.s. traduzione dallo spagnolo fatta in casa ,
chiedo anticipatamente scusa per eventuali errori.




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6 febbraio 2004

BUENA VISTA e TERRORISMO

06/02 04:00
Musica,Grammy:Usa negano visto a cubani
Gli Stati Uniti hanno negato a un gruppo di musicisti cubani, fra cui il celebre Ibrahim Ferrer di Buena Vista Social Club, il visto d'ingresso per poter assistere alla consegna dei premi Grammy per la musica. Lo ha reso noto l'Istituto cubano per la musica. Ferrer è alla sua quarta nomina per i Grammy, che ha vinto due volte. Il rifiuto sarebbe stato giustificato con la sezione 212 della legge migratoria, che si applica a "terroristi,assassini,narcotrafficanti e a quanti costituiscono pericolo per la sicurezza nazionale".

credo non ci sia bisogno di ulteriori commenti




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23 gennaio 2004

CUBA 2: la risposta

 

Al di là che il post è stato scritto diverso tempo fa ed è stato ripostato su sollecitazione di alcuni amici blogghisti che mi hanno fatto il trappolone, visto che non sono bastate le premesse già fatte, devo aggiungere alcuni chiarimenti.

Alla faccia di qualcuno che lo vedeva troppo lungo, a me sembrava un po' superficiale, ma se approfondivo ancora, avrei scritto un libro.

Con questo voglio rispondere a Neoliberal e LucaP che puntualmente hanno controbattuto con un loro post.

In primo luogo odio che mi si dia del "voi", scrivo a due mani ed una testa, per quanto funzioni, poi il "voi" e stato diffusamente usato in un periodo a me non congeniale.

Il mio scritto evidenziava la situazione a Cuba e nel resto dell'America Latina e ogni commento va fatto rispetto alla situazione degli altri paesi dell’area, se mi citate il Vietnam, comunque, si potrebbe aprire un altro discorso. Ma credete che se il regime di Castro fosse nel cuore dell'Europa, il mio intervento sarebbe stato identico? Spiegatemi le alternative democratiche di Cuba rispetto a Castro, nei quarant'anni e non solo per il momento attuale.

Contrariamente a quello che può sembrare, non sono antiamericano.

Non perdono ad un fratello o ad un amico quello che potrei perdonare ad un semplice conoscente, sono esigente. Tollero molto meno la pena di morte negli Stati Uniti, che fanno parte del nostro pensiero occidentale (anche se volenti o nolenti ci sono due occidenti), che in Cina che culturalmente non mi appartiene. Non tollero soprusi da chi si fa paladino di libertà e non tollero giustificare tutto con la guerra fredda.

Sono contrario ad un tipo di America (contrariamente a quanto detto da qualcuno non ne esiste una sola), sono contrario a quella parte che ha calpestato e sta calpestando la migliore Costituzione del mondo, nata dal pensiero Illuminista; sono contrario a quella parte che ha distrutto e sta distruggendo l'intera America Latina (nessun paese escluso);

sono contrario a quella parte che ha soffocato le giovani e fragili democrazie guatemalteca e iraniana; sono contrario a chi ha sempre visto come un virus letale per la loro egemonia economica la democrazia in America Latina; sono contrario a quella parte che ha permesso il genocidio a Timor Est, un quarto della popolazione massacrata da quelle forze paramilitari addestrate ed armate dagli Stati Uniti; sono contrario a quella parte che ha dato il silenzio assenso al regime Nazista fino al 1941.

Sono contrario ha chi ha considerato "amico" il regime fascista-collettivista di Ceausescu.

Stupendo qualcuno, forse, dirò anche che sono sempre stato antisovietico (qui veramente anti). Studiavo la primavera di Praga e la rivolta di Budapest forse prima che voi nasceste (non perchè sono anziano, ma perché, perfortuna o purtroppo, ho cominciato ad interessarmi di certe cose in tenera età), ma mi informavo anche del golpe in Cile, con gli addetti militari americani che seguivano le operazioni da Vina del Mar.

Ringraziando LucaP per la precisione dei dati, che reputo veri, vorrei aggiungere che volendo tener di conto si può cominciare a segnarli tutti, che ne dici cominciando dai 16000 di Bhopal immolati al dio denaro?

N.B. NON ACCETTO (direttamente o indirettamente) LEZIONI DI DEMOCRAZIA DA NESSUNO




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21 gennaio 2004

C U B A

A GRANDE RICHIESTA, MA SOLO PER POCHI GIORNI

Ho fatto un piccolo studio su Cuba e sull’America Latina in generale, vista l’isteria e la strumentalizzazione con le quali viene presentata la situazione cubana da quasi tutto l’orizzonte politico e dai media, e viste le mire statunitensi a riportare l’Isola all’interno della "nostra piccola regione qua sotto" ( affermazione dell’ex segretario alla guerra Usa, Henry Stimpson riferendosi all’intera America Latina) con la scusa della guerra globale al terrorismo.

Detto questo devo fare alcune premesse:




- nella presentazione del mio blog affermo di essere "castrista", ed il senso di questo verrà fuori nel proseguimento dello




scritto. Ribadisco di essere anticomunista (di sinistra) dall’età di quattordici anni, da quando in un manifesto dell’allora Pdup si inneggiava alla dittatura del proletariato, sono sempre stato allergico alla parola "dittatura", poi penso che per fortuna o per sfortuna, questa ideologia non si adatta all’indole umana.




- I beni fondamentali dell’umanità e dell’individuo, sono la vera democrazia e la vera libertà, soprattutto quella di




espressione, ma in molte parti di questo nostro mondo, purtroppo, diventano secondari, perché sopravanzano




altre necessità primarie, quali il diritto all’alimentazione, quindi non morire di fame e di sete; il diritto alla salute ed




alla cura, quindi non morire di stupide malattie da noi ormai fortunatamente inesistenti e non rendere i farmaci econo-




micamente inaccessibili; il diritto allo studio, o quantomeno all’alfabetizzazione.




Fatte le dovute premesse, credo che prima di affrontare il discorso su Cuba, vada inserito nel contesto di tutto il Continente Latino-americano analizzandone, anche se abbastanza superficialmente, la storia più o meno recente, le risorse ed alcuni dati statistici.




STORIA




La storia di tutti gli Stati del Continente latino-americano, dalla sua "scoperta" è perlopiù simile, dalla colonizzazione spagnola (in maggior parte), portoghese e, per ristrette zone della costa atlantica, francese, inglese ed olandese.




Dal periodo coloniale se ne esce, quasi completamente, nella prima metà dell’ottocento soprattutto grazie al venezuelano Simon Bolivar, che sognava per il Sud America un unico paese.




Dal 1850 la caratteristica principale del Continente è data dall’espansionismo Statunitense sempre più aggressivo, sia dal punto di vista economico che politico, condizionando sempre più sia le libere elezioni che l’instaurazione di vari dittatori con la funzione quasi di prestanomi, tanto da fare considerare tutta l’America centro-meridionale "la nostra piccola regione qua sotto" oppure "il nostro giardino di casa".




E’ superfluo analizzare analiticamente la storia dei singoli Paesi, il filo conduttore è quello di false democrazie alternate a dittature sanguinarie, anche se oggi si vota ovunque tranne che a Cuba (Partito Unico);




altra caratteristica comune a diversi paesi, è il continuo genocidio delle popolazioni indios, attuato anche in questo momento, soprattutto contro quelle popolazioni che hanno la sfortuna di vivere su territori ricchi, che siano risorse del sottosuolo o foreste da distruggere per far posto a coltivazioni o pascoli (Yanomani in Brasile, Maya in Guatemala e Messico ecc.).




Ulteriore caratteristica è quella di avere il potere economico e le proprietà terriere in mano ad una ristretta fascia di privilegiati unitamente a multinazionali, non solo statunitensi, e spesso l’80/90% di ricchezza è posseduto dal 10/20% dell’intera popolazione.




Questo fa sì che è vitale la tutela di queste minoranze per avere la "stabilità" politica voluta dal "padrone" e




quindi dalle sue aziende.




Esempio emblematico è che in quasi tutti i Golpe perpetrati in tutta l’area c’è stato lo zampino, provato e a volte ammesso, della CIA e che la maggior parte di questi è stata organizzata in vista di possibili riforme economiche o specificamente agrarie (la tutela del latifondo è sacra come quella del colosso nordamericano United Fruits presente ovunque).




Le politiche del FMI e della Banca Mondiale degli ultimi anni, sono la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il ricatto di prestiti contro l’introduzione di politiche iperliberiste in Paesi che vedevano già oltre la metà della popolazione vivere al di sotto del livello di sussistenza, hanno incrementato il livello di povertà fino a raggiungere, in alcuni Paesi, punte dell’80/90% di poveri e miserabili che si sono visti negati i più elementari diritti come quello all’alimentazione ed alla vita.




Come se non bastasse, spesso, i finanziamenti sono finiti in mani di personaggi senza scrupolo che invece di investirli nel proprio Paese hanno ben pensato all’esportazione illecita di capitali verso i Paesi del Nord America o nei paradisi fiscali, in modo da ottenere il risultato di privatizzare gli aiuti e pubblicizzare gli indebitamenti.




Apparentemente, per alcuni Stati, le politiche finanziarie imposte hanno dato benefici, il caso emblematico è il Cile:




PIL per alcuni anni salito del 7/8% ampiamente pubblicizzato su tutti i giornali occidentali, ma nessuno ha tenuto ad evidenziare che la disoccupazione è salita a punte del 30%, che le libertà sindacali sono quasi sparite e che la previdenza pubblica è stata abolita.




 




RISORSE ECONOMICHE




Tutto il continente e caratterizzato da immense ricchezze del sottosuolo, a cominciare da rame, ferro, petrolio e molti altri minerali preziosi ed indispensabili alle produzioni industriali.




La natura ha arricchito più o meno tutto il continente di ogni ben di dio, facilitando l’agricoltura, l’allevamento e le risorse boschive, si pensi che l’Argentina è il primo produttore mondiale di carne bovina ed il Brasile è il sesto pro-




duttore di generi alimentari.




Facendola molto breve le risorse sono di gran lunga superiori a quelle di continenti come l’Europa o il Nord America, ma le ricchezze non sono godute dai suoi abitanti.




 




 




STATISTICHE




Le fonti consultate sono l’Unicef e l’OMS a dati sono riferite all’anno 2001 e riportano: il numero di abitanti, il reddito pro-capite espresso in dollari, la mortalità infantile sotto i cinque anni, la speranza di vita, la speranza di salute, la spesa sanitaria sul PIL e l’aspettativa di chiusura del primo ciclo di studi (anni 95/99).




 




P A E SE Ab rpc mi/1000 sv ss s/pil/% erg




ARGENTINA 37.487.000 12.791 19 74 63.2 8.6 95




BELIZE 230.000 5.897 40 74 58.9 4.6 78




BOLIVIA 8.516.000 2.368 77 63.7 50.8 6.7 82




BRASILE 172.558.000 7.548 36 68.7 56.6 8.3 66




CILE 15.401.000 9.623 12 75 66.1 7.2 100




COLOMBIA 42.802.000 6.394 23 71 58.7 9.6 69




COSTARICA 4.112.000 7.460 11 77 64.8 6.4 89




CUBA 11.236.000 2.712 9 76 66.4 6.8 95




REP.DOMINICANA 8.506.000 5.642 47 67 56.4 6.3 84




ECUADOR 12.879.000 3.210 30 70 59.5 2.4 72




EL SALVADOR 6.399.000 4.427 39 70 57.4 8.8 77




GUATEMALA 11.686.000 4.075 58 65 54.3 4.7 51




GUYANA 762.000 3.857 72 63 54.2 5.1 91




HAITI 8.269.000 1.094 123 53.2 42.9 4.9 41




HONDURAS 6.574.000 2.440 38 66 55.8 6.8 58




GIAMAICA 2.598.000 3.776 20 75 62.8 5.5 96




MESSICO 100.367.000 9.007 29 73 63.8 5.4 85




NICARAGUA 5.207.000 2.479 43 69 57.8 4.4 55




PANAMA 2.898.000 6.048 25 74 64 7.6 92




PARAGUAY 5.635.000 4.061 30 70 58.6 7.9 76




PERU 26.092.000 4.985 39 69 57.4 4.8 88




SURINAME 418.000 4.347 32 71 57.4 9.8 99




TRINIDAD TOBAGO 1.299.000 8.948 20 75 60.5 5.2 96




URUGUAY 3.360.000 9.266 16 75 64.8 10.9 86




VENEZUELA 24.631.000 5.973 22 73 61.1 4.7 91




L’analisi asettica dei dati evidenzia che Cuba, pur avendo il reddito pro capite più alto solo di Haiti, Bolivia, Honduras e Nicaragua, ha la più bassa mortalità infantile, simile a quella del Cile, la più alta speranza di vita e di salute di tutto il Continente ed una scolarizzazione ai livelli massimi..




Volendo dare un’interpretazione del dato percentuale dell’investimento in sanità dei singoli Stati, si evidenzia che la maggior parte ha una cattiva spesa sanitaria o data da sperperi o, più probabilmente, da una sperequazione dell’assistenza riservata ad una stretta minoranza.




C U B A




La storia di Cuba, fino alla fine degli anni cinquanta, è simile a quella della maggior parte dei paesi Latino-americani.




Mortalità infantile altissima, povertà diffusa, ben oltre il 50% della popolazione, analfabetismo e scolarizzazione al di sotto del 30%.




Nel più grande albergo di Avana si svolgevano regolarmente i summit della mafia italo-americana con la presenza di Joe Valachi o Lucky Luciano senza che nessuno osasse nulla.




Nel 1955 il tentativo di sbarco nell’isola da parte di 83 "scalmanati" guidati dal giovane avvocato Fidel Castro, ebbe un esito negativo e finì in un bagno di sangue. Tre anni dopo "los barbudos", guidati sempre dal giovane avvocato, liberano l’Isola dalla feroce dittatura di Batista.




Alcune cose ci sono da chiarire.




-La Rivoluzione Cubana non nasce comunista, nasce da un’idea di giustizia, vagamente socialista, e da una base cattolica e cristiana ( Fidel si forma alla scuola dei Gesuiti).




L’abbraccio con l’Unione Sovietica avviene subito dopo, grazie alla reazione isterica degli Stati Uniti impauriti che l’esempio di democrazia e libertà potesse propagarsi come un virus in tutti i paesi dell’America Latina.




-Il Dottore Ernesto Guevara Linch de la Serna detto Che non era comunista.




Di famiglia cattolica e cattolico, se ne andò dalla sua Argentina in "esilio" volontario perché insofferente alla dittatura, e dopo aver visto con i suoi occhi, avendo vagato in bici ed in moto, la condizione di vita degli abitanti di Colombia, Bolivia, Perù, Ecuador e Messico ecc.,contrario a tutte le ingiustizie, si è trovato a lottare contro l’imperialismo americano e coloniale in Sud-America ed in Africa, nella sua sete di giustizia non ha risparmiato feroci critiche all’imperialismo sovietico.




La sua cattura e conseguente morte, si deve molto probabilmente ad un tradimento del Partito Comunista Boliviano, imbeccato dal PCUS dopo accordi segreti con gli Usa (ultimamente emergono tesi su un presunto tradimento di Fidel.???).




Gli Usa, da parte loro, dopo aver tentato varie volte ed inutilmente di rovesciare la "Rivoluzione ", optano per un embargo commerciale totale ed unilaterale , che dura ormai da oltre quarant’anni inasprendolo via via prima con la legge Torricelli poi con la Helms-Burton, e ancora oggi si discutono ulteriori restrizioni.




La Sovietizzazione dell’isola diventa inevitabile, accordi economici e commerciali che dureranno fino al crollo dell’URSS, permettono all’Isola di sopravvivere: zucchero e prodotti agricoli, pagati a "prezzo politico", in cambio di petrolio, materie prime e tecnologia ( e armi ).




La discreta tranquillità economica fa promuovere una serie di politiche sociali che porteranno, in breve tempo, ad una alfabetizzazione vicina al 100%, ad una sanità funzionante ed efficiente quasi a livelli europei, ad una mortalità infantile vicina a quella americana ( 9,5 contro 8 ), la più bassa di tutto il Continente ed una speranza di esistenza in vita ed in salute che è la più alta ( dati OMS ed UNICEF ). Tutto questo nonostante negli ultimi dieci anni l’economia si è deteriorata ( ad essere ottimisti ), sempre grazie al "bloqueo".




Per contro la situazione politica, soprattutto vista con i nostri occhi da occidentali democratici, è inaccettabile.




Non esiste una vera libertà di espressione e non esiste libertà personale, esiste ufficialmente la pena di morte, ed è praticata, non esiste libertà di aggregazione politica, se non all’interno del Partito Unico, non esiste Capo possibile all’infuori di Fidel.




L’opposizione esiste: quella interna viene perlopiù incarcerata, all’estero esiste soprattutto la forte comunità (ormai diventata vera Lobby politica) di Miami.




L’opposizione interna è formata, in gran parte, da intellettuali che si sono sentiti traditi dalla Rivoluzione.




Quella esterna invece da vecchi esuli, o figli di questi, che in genere o erano collusi con il vecchio regime di Batista oppure erano economicamente benestanti e beneficati dal regime stesso.




Dagli anni ottanta inizia il fenomeno dei "balzeros": povera gente che tentava di fuggire verso il miraggio Usa con piccole imbarcazioni o con gommoni ricavati dalle camere d’aria dei camion.




Questo fenomeno è stato considerato (volutamente) dal mondo occidentale solamente come una fuga per la libertà e non come una fuga dalla miseria e dalla povertà causata principalmente da decenni di embargo commerciale.




Il fuggiasco cubano non è visto allo stesso modo di quello haitiano, messicano, boliviano, colombiano, peruviano ecc.




Nei fatti i cubani, sono stati accolti negli Usa con tutti gli onori, ogni arrivo pubblicizzato in tutti i media, gli altri disgraziati venivano , e vengono respinti ed usati come carne da macello ( l’esempio dei clandestini in California è emblematico).




Nel 1985 un accordo Usa- Cuba prevedeva la regolarizzazione degli espatri.




Le autorità cubane rilasciavano dei visti per andare nel ricco Nord, ma dopo alcuni anni gli americani hanno di fatto bloccato questi ingressi e ad oggi ci sono molte persone in possesso di autorizzazione per uscire ma non riescono ad entrare. Fa meno effetto un cubano che entra ufficialmente e regolarmente dalla frontiera che uno che entra clandestinamente con un gommone.




L’epilogo del mio pensiero, forse riportato in maniera un po’ superficiale ma supportato da dati inconfutabili, non vuole assolutamente essere un’apologia del regime castrista.




La mia idea di libertà, nata nel mio occidente, non privo di responsabilità, anzi, ma frutto, grazie a Dio (e non è un controsenso), del senso dell’uomo e dello stato sviluppatosi con il pensiero illuminista e della Rivoluzione Francese,




non darebbe nessuna chance al regime castrista se non fosse rapportato alla totalità delle altre "democrazie" Latino-americane.




Questo ci obbliga ad innalzare un monumento a Castro, anche se ci scandalizzeremo sempre ad ogni nuovo arresto o sopruso per motivi ideologici e politici, esiste però una differenza tra un regime che ti garantisce la vita ed una "democrazia" che ti garantisce la miseria, la sopravvivenza e molto spesso la morte, per fame, per stenti, per tortura o assassinio.




L a speranza è che il Leader Maximo la finisca di prestare il fianco e cominciare ad aprire ad opinioni diverse e alla formazione di una classe politica, autoctona, che possa succedergli senza far tornare Cuba ed i cubani alla misera condizione di cinquant’anni fa o a quella che caratterizza oggi il Continente dalla Terra del Fuoco alla California.




AUGURO VIVAMENTE A CUBA DI NON TORNARE A FAR PARTE DELLA "NOSTRA REGIONE QUA SOTTO".




 




 




 




Fonti: OMS; UNICEF.




Letture: Noam Chomsky - Egemonia americana e "Stati fuorilegge" - Ed.Dedalo




Gianni Minà - Un Continente desaparecido - Sperling & Kupfer Editori




Marc Cooper - Io e Pinochet - Feltrinelli Traveller




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26 novembre 2003

KENNEDY E CASTRO?

  24 ore
Washington, 08:01
Kennedy cercò contatti con Castro 17 giorni prima di morire

John Kennedy aveva programmato un abboccamento segreto con Fidel Castro 17 giorni prima di essere ucciso a Dallas. Lo rivela una registrazione resa pubblica ieri a Washington dagli Archivi della Sicurezza nazionale, in occasione del 40/o anniversario dell'assassinio. Nella registrazione di odono il presidente e il suo consigliere per la Sicurezza nazionale McGeorge Bundy discutere di un incontro segreto all'Avana tra un diplomatico alle Nazioni unite, William Attwood, e il leader cubano. Scopo dell'incontro avrebbe dovuto essere un miglioramento dei rapporti. Nella conversazione il presidente di mostrava d'accordo, purché l'iniziativa fosse condotta in segreto e potesse essere smentita. (red)
da Repubblica




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21 novembre 2003

da "LATINOAMERICA"

Cari Amici,

purtroppo il pregiudizio e l’intolleranza che anche per colpa di una parte della sinistra italiana, circonda Cuba ha prodotto un’azione sgradevole davanti all’Ambasciata. Il 7 di novembre, una ventina di militanti di Azione giovani sono andati a dar la scalata al cancello dell’Ambasciata di Cuba, hanno innalzato cartelloni insultanti, hanno bruciato una bandiera rossa e hanno continuato nelle provocazioni per diverso tempo. I carabinieri della vicina stazione Aventino, chiamati dall’Ambasciata, non sono mai intevenuti.

L’indomani, però, quando alcuni aderenti dell’Associazione di Amicizia Italia-Cuba hanno istituito un presidio di solidarietà, sono stati fatti sloggiare dalle forze dell’ordine, questa volta puntualmente presenti.

L’Ambasciatore Maria de los Angeles Florez ha inoltrato una protesta per via diplomatica, ma a tutt’oggi non ha avuto nessun tipo di risposta dalle nostre autorità diplomatiche.

E’ il segno di un piano che sta crescendo in Italia e che deve avere dei mezzi a disposizione, perché riempire Roma di manifesti contro Cuba costa, sia per la stampa, sia per l’affissione.

Il ritaglio del Secolo d’Italia che potete leggere qui di seguito, conferma che l’organizzazione viene da lontano.

Avevamo segnalato in estate che l’arrivo a Roma di Alina Castro (ricevuta da Gianfranco Fini proprio nei giorni in cui era a Roma Otto Rich, falco dell’aggressiva politica Usa nei riguardi di Cuba era un chiaro segno di una organizzazione di delegittimazione di Cuba che si stava montando anche in Italia come i tempi del Ned (Natinoal Edovment for democracy), l’agenzia della Cia che aveva uffici in tutte le capitali europee solo per fare lavoro di propaganda contro Cuba, solo contro Cuba.

Otto Rich è stato dimesso dal suo incarico di sottosegretario per gli affari del continente latinoamericano perché è stato provato che ha mentito al Congresso e al Senato americano, ma evidentemente il presidente Bush continua a usarlo per tutte le operazioni “sporche” che riguardano Cuba e l’America Latina.

E’ singolare che i democratici ragazzi di “Azione giovani” non si siano sentiti usati e non abbiano messo in piedi nessuna protesta quando in Bolivia, negli stessi giorni, il presidente “democraticamente eletto” Sanchez De Losada, faceva sparare sui poveri indigeni che protestavano per la svendita del gas (unica ricchezza nazionale) agli Stati Uniti causando più di cento morti e più di 400 feriti.

Queste cose a Cuba non sono mai successe e non a caso Sanchez De Losada, ormai impresentabile, ha dovuto abbandonare il suo incarico e la Bolivia e riparare a Miami. Proprio in quella Miami da dove parte l’organizzazione di questa singolare campagna che si sta realizzando in Italia fra il disinteresse anche di molte di quelle forze che in passato si dicevano di sinistra.

Crediamo che bisogna vigilare su realtà che stanno diventando preoccupanti per il diritto di autodeterminazione dei popoli e per la nostra democrazia.

 

°°°°°°

 

 

AL VIA LA CAMPAGNA DI AG PER I CUBANI
da il Secolo d'Italia del 8/11

ROMA. Ha preso il via la campagna nazionale di Azione giovani e Azione
universitaria per la libertà del popolo cubano contro il regime comunista di
Fidel Castro, in collaborazione con l'Unione per le libertà a Cuba,
organizzazione legata ad Alina Castro che raccoglie cubani dissidenti e
oppositori al regime. «Abbiamo stampato i manifesti con una frase di Alina
Castro, la figlia del dittatore cubano da sempre in prima linea nel gridare
a gran voce il dolore del proprio popolo - afferma Giorgia Meloni,
coordinatrice nazionale di Ag - la frase recita: "Il silenzio di chi
sostiene mio padre uccide Cuba". Rispondere a questa richiesta di aiuto è un
atto di civiltà, un obbligo morale di fronte a cui l'Europa non può
continuare a nascondersi». Francesco Grillo, reggente nazionale di Ag,
spiega che «la campagna prevede una serie di iniziative tra le quali
l'istituzione di un comitato trasversale per la libertà del popolo cubano.
Chiederemo a tutte le forze politiche, le associazioni, le ong, i sindacati,
gli intellettuali di aderire al di là delle appartenenze politiche». Joel
Rodriguez, portavoce dei cubani dissidenti e oppositori al regime, fa sapere
che la loro richiesta prevede «che non si concedano più aiuti di alcun tipo
al regime di Castro finché non sarà data la libertà ai prigionieri politici,
finché non saranno indette elezioni a suffragio universale e garantito il
rispetto dei diritti umani nell'isola. Questa campagna ha l'appoggio di
tutti i dissidenti ed è stata approvata anche da
Carlos Carrarero, il
presidente della nostra Unione».





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5 novembre 2003

CUBA

 (vecchio post misteriosamente sparito dal blog, l'avrò cancellato non volendo)

 

Ho fatto un piccolo studio su Cuba e sull’America Latina in generale, vista l’isteria e la strumentalizzazione con le quali viene presentata la situazione cubana da quasi tutto l’orizzonte politico e dai media, e viste le mire statunitensi a riportare l’Isola all’interno della “nostra piccola regione qua sotto” ( affermazione dell’ex segretario alla guerra Usa, Henry Stimpson riferendosi all’intera America Latina) con la scusa della guerra globale al terrorismo.

 

Detto questo devo fare alcune premesse:

 

- nella presentazione del mio blog affermo di essere “castrista”, ed il senso di questo verrà fuori nel proseguimento dello scritto. Ribadisco di essere anticomunista (di sinistra) dall’età di quattordici anni, da quando in un manifesto dell’allora Pdup si inneggiava alla dittatura del proletariato,  sono sempre stato allergico alla parola “dittatura”, poi penso che per fortuna o per sfortuna, questa ideologia non si adatta all’indole umana. 

 

- I beni fondamentali dell’umanità e dell’individuo, sono la vera democrazia e la vera libertà, soprattutto quella di  espressione, ma in molte parti di questo nostro mondo,  purtroppo, diventano secondari, perché sopravanzano altre necessità primarie, quali il diritto all’alimentazione, quindi non morire di fame e di sete;  il diritto alla salute ed alla cura, quindi non morire di stupide malattie da noi ormai fortunatamente inesistenti e non rendere i farmaci economicamente inaccessibili;  il diritto allo studio, o quantomeno all’alfabetizzazione.

 

Fatte le dovute premesse, credo che prima di affrontare il discorso su Cuba, vada inserito nel contesto di tutto il Continente Latino-americano analizzandone, anche se abbastanza superficialmente, la storia più o meno recente, le risorse ed alcuni dati statistici.

 

STORIA

 

La storia di tutti gli Stati del Continente latino-americano, dalla sua “scoperta” è perlopiù simile, dalla colonizzazione spagnola (in maggior parte), portoghese e, per ristrette zone della costa atlantica, francese, inglese ed olandese.

Dal periodo coloniale se ne esce, quasi completamente, nella prima metà dell’ottocento soprattutto grazie al venezuelano Simon Bolivar, che sognava  per il Sud America un unico paese.

Dal 1850 la caratteristica principale del Continente è data dall’espansionismo Statunitense sempre più aggressivo, sia dal punto di vista economico che politico, condizionando sempre più sia le libere elezioni che l’instaurazione di vari dittatori con la funzione quasi di prestanomi, tanto da fare considerare tutta l’America centro-meridionale “la nostra piccola regione qua sotto” oppure “il nostro giardino di casa”.

E’ superfluo analizzare analiticamente la storia dei singoli Paesi, il filo conduttore è quello di false democrazie alternate a dittature sanguinarie, anche se oggi si vota ovunque tranne che a Cuba (Partito Unico);

altra caratteristica comune a diversi paesi, è il continuo genocidio delle popolazioni indios, attuato anche in questo momento, soprattutto contro quelle popolazioni che hanno la sfortuna di vivere su territori ricchi, che siano risorse del sottosuolo o foreste da distruggere per far posto a coltivazioni o pascoli (Yanomani in Brasile, Maya in Guatemala e Messico ecc.).

Ulteriore caratteristica è quella di avere il potere economico e le proprietà terriere in mano ad una ristretta fascia di privilegiati unitamente a multinazionali, non solo statunitensi, e spesso l’80/90% di ricchezza è posseduto dal 10/20% dell’intera popolazione.

Questo fa sì che è vitale la tutela di queste minoranze per avere la “stabilità” politica voluta dal “padrone” e quindi dalle sue aziende.

Esempio emblematico è che in quasi tutti i Golpe perpetrati in tutta l’area c’è stato lo zampino, provato e a volte ammesso, della CIA e che la maggior parte di questi è stata organizzata in vista di possibili riforme economiche o specificamente agrarie (la tutela del latifondo è sacra come quella del colosso nordamericano United Fruits presente ovunque).

Le politiche del FMI e della Banca Mondiale degli ultimi anni, sono la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il ricatto di prestiti contro l’introduzione di politiche iperliberiste in Paesi che vedevano già oltre la metà della popolazione vivere al di sotto del livello di sussistenza, hanno incrementato il livello di povertà fino a raggiungere, in alcuni Paesi, punte dell’80/90% di poveri e miserabili che si sono visti negati i più elementari diritti come quello all’alimentazione ed alla vita.

Come se non bastasse, spesso, i finanziamenti sono finiti in mani di personaggi senza scrupolo che invece di investirli nel proprio Paese hanno ben pensato all’esportazione illecita di capitali verso i Paesi del Nord America o nei paradisi fiscali, in modo da ottenere il risultato di privatizzare gli aiuti e pubblicizzare gli indebitamenti.

Apparentemente, per alcuni Stati, le politiche finanziarie imposte hanno dato benefici, il caso emblematico è il Cile:

PIL per alcuni anni salito del 7/8% ampiamente pubblicizzato su tutti i giornali occidentali, ma nessuno ha tenuto ad evidenziare che la disoccupazione è salita a punte del 30%, che le libertà sindacali sono quasi sparite e che la previdenza pubblica è stata abolita.

 

 

RISORSE ECONOMICHE

 

Tutto il continente e caratterizzato da immense ricchezze del sottosuolo, a cominciare da rame, ferro, petrolio e molti altri minerali preziosi ed indispensabili alle produzioni industriali.

La natura ha arricchito più o meno tutto il continente di ogni ben di dio, facilitando l’agricoltura, l’allevamento e le risorse boschive, si pensi che l’Argentina è il primo produttore mondiale di carne bovina ed il Brasile è il sesto produttore di generi alimentari.

Facendola molto breve le risorse sono di gran lunga superiori a quelle di continenti come l’Europa o il Nord America, ma le ricchezze non sono godute dai suoi abitanti.

 

 

 

STATISTICHE

 

Le fonti consultate sono l’Unicef e l’OMS a dati sono riferite all’anno 2001 e riportano: il numero di abitanti, il reddito pro-capite espresso in dollari, la mortalità infantile sotto i cinque anni, la speranza di vita, la speranza di salute, la spesa sanitaria sul PIL e l’aspettativa di chiusura del primo ciclo di studi (anni 95/99).

 

 

P A E SE                                      Ab                 rpc            mi/1000           sv              ss               s/pil/%              erg

 

ARGENTINA                  37.487.000             12.791               19             74             63.2              8.6                    95

BELIZE                                 230.000               5.897               40             74             58.9              4.6                    78

BOLIVIA                           8.516.000               2.368                77             63.7         50.8               6.7                    82

BRASILE                       172.558.000               7.548               36              68.7         56.6               8.3                    66

CILE                                 15.401.000               9.623               12             75             66.1               7.2                  100

COLOMBIA                    42.802.000                6.394               23             71             58.7 9.6                 69                   

COSTARICA                     4.112.000                7.460               11             77             64.8               6.4                    89

CUBA                               11.236.000               2.712                 9             76             66.4                6.8                   95

REP.DOMINICANA         8.506.000               5.642                47             67             56.4               6.3                    84

ECUADOR                      12.879.000               3.210                30             70             59.5                2.4                   72

EL SALVADOR                6.399.000               4.427                39             70             57.4                8.8                   77

GUATEMALA                 11.686.000               4.075               58             65             54.3                4.7                   51

GUYANA                              762.000               3.857               72             63             54.2                5.1                   91

HAITI                                  8.269.000              1.094              123             53.2          42.9                4.9                   41

HONDURAS                       6.574.000              2.440                38             66             55.8                6.8                   58

GIAMAICA                        2.598.000               3.776                20             75             62.8                5.5                   96

MESSICO                       100.367.000               9.007                29             73             63.8                5.4                   85

NICARAGUA                     5.207.000               2.479               43             69             57.8                4.4                   55

PANAMA                            2.898.000              6.048                25             74             64                   7.6                   92

PARAGUAY                       5.635.000              4.061                30             70             58.6                7.9                   76

PERU                                 26.092.000              4.985                39             69             57.4                4.8                   88

SURINAME                           418.000               4.347               32              71             57.4               9.8                   99

TRINIDAD TOBAGO         1.299.000              8.948               20              75             60.5               5.2                    96

URUGUAY                          3.360.000              9.266               16              75             64.8             10.9                   86

VENEZUELA                    24.631.000              5.973               22              73             61.1               4.7                   91

 

L’analisi asettica dei dati evidenzia che Cuba, pur avendo il reddito pro capite più alto solo di Haiti, Bolivia, Honduras e Nicaragua, ha la più bassa mortalità infantile, simile a quella del Cile, la più alta speranza di vita e di salute di tutto il Continente ed una scolarizzazione ai livelli massimi..

Volendo dare un’interpretazione del dato percentuale dell’investimento in sanità dei singoli Stati, si evidenzia che la maggior parte ha una cattiva spesa sanitaria o data da sperperi o, più probabilmente, da una sperequazione dell’assistenza riservata ad una stretta minoranza.

 

C U B A

 

La storia di Cuba, fino alla fine degli anni cinquanta, è simile a quella della maggior parte dei paesi Latino-americani.

Mortalità infantile altissima, povertà diffusa, ben oltre il 50% della popolazione, analfabetismo e scolarizzazione al di sotto del 30%.

Nel più grande albergo di Avana si svolgevano regolarmente i summit della mafia italo-americana con la presenza di Joe Valachi o Lucky Luciano senza che nessuno osasse nulla.

Nel 1955 il tentativo di sbarco nell’isola da parte di 83 “scalmanati” guidati dal giovane avvocato Fidel Castro, ebbe un esito negativo e finì in un bagno di sangue. Tre anni dopo “los barbudos”, guidati sempre dal giovane avvocato, liberano l’Isola dalla feroce dittatura di Batista.

Alcune cose ci sono da chiarire.

-La Rivoluzione Cubana non nasce comunista, nasce da un’idea di giustizia, vagamente socialista, e da una base cattolica e cristiana ( Fidel si forma alla scuola dei Gesuiti).

L’abbraccio con l’Unione Sovietica avviene subito dopo, grazie alla reazione isterica degli Stati Uniti impauriti che l’esempio di democrazia e libertà potesse propagarsi come un virus in tutti i paesi dell’America Latina.

-Il Dottore Ernesto Guevara Linch de la Serna detto Che non era comunista.

Di famiglia cattolica e cattolico, se ne andò dalla sua Argentina in "esilio" volontario perché insofferente alla dittatura, e dopo aver visto con i suoi occhi, avendo vagato in bici ed in moto, la condizione di vita degli abitanti di Colombia, Bolivia, Perù, Ecuador e Messico ecc.,contrario a tutte le ingiustizie, si è trovato a lottare contro l’imperialismo americano e coloniale in Sud-America ed in Africa, nella sua sete di giustizia non ha risparmiato feroci critiche all’imperialismo sovietico.

La sua cattura e conseguente morte, si deve molto probabilmente ad un tradimento del Partito Comunista Boliviano, imbeccato dal PCUS dopo accordi segreti con gli Usa (ultimamente emergono tesi su un presunto tradimento di Fidel.???).

Gli Usa, da parte loro, dopo aver tentato varie volte ed inutilmente di rovesciare la “Rivoluzione “, optano per un embargo commerciale totale ed unilaterale , che dura ormai da oltre quarant’anni inasprendolo via via prima con la legge Torricelli poi con la Helms-Burton, e ancora oggi si discutono ulteriori restrizioni.

La Sovietizzazione dell’isola diventa inevitabile, accordi economici e commerciali che dureranno fino al crollo dell’URSS, permettono all’Isola di sopravvivere: zucchero e prodotti agricoli, pagati a  “prezzo politico”, in cambio di petrolio, materie prime e tecnologia ( e armi ).

La discreta tranquillità economica fa promuovere una serie di politiche sociali che porteranno, in breve tempo, ad una alfabetizzazione vicina al 100%, ad una sanità funzionante ed efficiente quasi a livelli europei, ad una mortalità infantile vicina a quella americana ( 9,5 contro 8 ), la più bassa di tutto il Continente ed una speranza di esistenza in vita ed in salute che è la più alta ( dati OMS ed UNICEF ). Tutto questo nonostante negli ultimi dieci anni l’economia si è deteriorata ( ad essere ottimisti ), sempre grazie al “bloqueo”.

Per contro la situazione politica, soprattutto vista con i nostri occhi da occidentali democratici, è inaccettabile.

Non esiste una vera libertà di espressione e non esiste libertà personale, esiste ufficialmente la pena di morte, ed è praticata, non esiste libertà di aggregazione politica, se non all’interno del Partito Unico, non esiste Capo possibile all’infuori di Fidel.

L’opposizione esiste: quella interna viene perlopiù incarcerata, all’estero esiste soprattutto la forte comunità (ormai diventata vera Lobby politica) di Miami.

L’opposizione interna è formata, in gran parte, da intellettuali che si sono sentiti traditi dalla Rivoluzione.

Quella esterna invece da vecchi esuli, o figli di questi, che in genere o erano collusi con il vecchio regime di Batista oppure erano economicamente benestanti e beneficati dal regime stesso.

Dagli anni ottanta inizia il fenomeno dei “balzeros”: povera gente che tentava di fuggire verso il miraggio Usa con piccole imbarcazioni o con gommoni ricavati dalle camere d’aria dei camion.

Questo fenomeno è stato considerato (volutamente) dal mondo occidentale solamente come una fuga per la libertà e non come una fuga dalla miseria e dalla povertà causata principalmente da decenni di embargo commerciale.

Il fuggiasco cubano non è  visto allo stesso modo di quello haitiano, messicano, boliviano, colombiano, peruviano ecc.

Nei fatti i cubani, sono stati accolti negli Usa con tutti gli onori, ogni arrivo pubblicizzato in tutti i media, gli altri disgraziati venivano , e vengono respinti ed usati come carne da macello ( l’esempio dei clandestini in California è emblematico).

Nel 1985 un accordo Usa- Cuba prevedeva la regolarizzazione degli espatri.

Le autorità cubane rilasciavano dei visti per andare nel ricco Nord, ma dopo alcuni anni gli americani hanno di fatto bloccato questi ingressi e ad oggi ci sono molte persone in possesso di autorizzazione per uscire ma non riescono ad entrare. Fa meno effetto un cubano che entra ufficialmente e regolarmente dalla frontiera che uno che entra clandestinamente con un gommone.

L’epilogo del mio pensiero, forse riportato in maniera un po’ superficiale ma supportato da dati inconfutabili, non vuole assolutamente essere un’apologia del regime castrista.

La mia idea di libertà, nata nel mio occidente, non privo di responsabilità, anzi, ma frutto, grazie a Dio (e non è un controsenso),  del senso dell’uomo e dello stato sviluppatosi con il pensiero illuminista e della Rivoluzione Francese,

non darebbe nessuna chance al regime castrista se non fosse rapportato alla totalità delle altre “democrazie” Latino-americane.

Questo ci obbliga ad innalzare un monumento a Castro, anche se ci scandalizzeremo sempre ad ogni nuovo arresto o sopruso per motivi ideologici e politici, esiste però una differenza tra un regime che ti garantisce la vita ed una “democrazia" che ti garantisce la miseria, la sopravvivenza e molto spesso la morte, per fame, per stenti, per tortura o assassinio.

L a speranza è che il Leader Maximo la finisca di prestare il fianco e cominciare ad aprire ad opinioni diverse e alla formazione di una classe politica, autoctona, che possa succedergli senza far tornare Cuba ed i cubani alla misera condizione di cinquant’anni fa o a quella che caratterizza oggi il Continente dalla Terra del Fuoco alla California.

AUGURO VIVAMENTE A CUBA DI NON TORNARE A FAR PARTE DELLA “NOSTRA REGIONE QUA SOTTO”.

 

 

 

 

Fonti: OMS; UNICEF.

 

Letture:  Noam Chomsky   - Egemonia americana e "Stati fuorilegge"    -   Ed.Dedalo

               Gianni Minà        -  Un Continente desaparecido                       -    Sperling & Kupfer Editori

               Marc Cooper       -  Io e Pinochet                                                -   Feltrinelli Traveller




permalink | inviato da il 5/11/2003 alle 17:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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